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IDEOLOGIA/ Quel giustizialismo cinico che non potrà mai far ripartire la persona

Aldo Brandirali, ex leader di un movimento di estrema sinistra negli anni settanta, spiega in questa lettera a IlSussidiario.net come il suo desiderio di giustizia, liberato dalle strette dell'ideologia abbia oggi, tramite l'incontro con la fede cristiana, trovato la sua forma più compiuta

mao_tse_tung_piazza_R375.jpg (Foto)

Caro Direttore,

Julian Carron, in un articolo pubblicato da Repubblica in occasione della recente Pasqua, ha detto: “che cosa può saziare la nostra sete di giustizia?”

Io mi sento molto coinvolto nella questione della sete di giustizia. Dalla mia tradizione giovanile, da comunista, il desiderio di giustizia appariva come il vertice di un nuovo umanesimo. 

Nella mia vita, per tutto il tempo in cui ho messo al centro l’impegno politico, non ho trovato altro che la cosiddetta giustizia sociale, per la quale si può anche uccidere o lasciare che muoiano alcuni purché serva al bene collettivo. Questi alcuni sono diventati milioni di morti.

Passando attraverso la crisi delle mie idee, provocata dall’esperienza, riconoscendo il male grazie ad un misterioso moto del cuore, sono arrivato all’incontro con Cristo nella persona di don Giussani.

Da allora sono passati 28 anni, ho cambiato profondamente le mie idee, eppure mi è accaduto proprio ieri sera un momento che  mi ha cambiato ancora.

In un gruppetto di comunità una amica ha parlato della presenza nella sua vita di un amico molto peccatore verso il quale lei ha pensato che Cristo è morto per la nostra salvezza. Da questo ho avuto come un contraccolpo, avevo da capire l’implicazione nel desiderio di giustizia.

Il peccato dell’uomo non è l’ultima parola su di lui, se io amo il mio prossimo lo amo prima di ogni giudizio sul peccato.

Allora desidero giustizia perché ogni uomo è degno d’amore, e perché Dio mi ama, mi ha amato al punto da morire per me.


COMMENTI
22/04/2010 - Zaccheo (Giacomo Zeni)

Giusto ieri sera durante un incontro il nostro parroco ha spiegato il racconto di Zaccheo. Ricco e imbroglione Gesù lo chiama e gli dice che deve andare a casa sua. La folla iniziò a mormorare. Come mai va a casa di un pubblicano? Ecco noi siamo la folla, che si aspettava una maledizione su Zaccheo (il nostro usuale giustizialismo cinico), mentre in realtà viene perdonato. Ottimo articolo, se fossimo in grado di mettere sempre l'uomo davanti alle nostre azioni. Grazie.