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Cronaca

PAPA/ Così Benedetto difende la Chiesa da quei cattivi maestri che la odiano

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Quel che è peggio, Küng non comprende la lunga tradizione intellettuale che il Papa tenta di preservare ed estendere, una sorta di ortodossia romantica che rifugge gran parte della moderna riforma e controriforma a favore del retaggio della patristica e del medioevo condivisa da cristiani sia all’est che all’ovest. Tale retaggio culturale deriva dagli insegnamenti dei dottori e dei padri della Chiesa, quali Sant’Agostino, Dionigi o San Tommaso d’Aquino, sul tema dell’unità della natura e del soprannaturale, in contrapposizione alla separazione moderna fra l’universo naturale e la grazia e creatività divina. In breve, Benedetto XVI rifiuta il dualismo moderno fra natura e grazia, o fede e ragione, come esposto nel suo controverso discorso di Ratisbona nel 2006.

L’argomentazione del Papa è che tali dualismi moderni abbiano spianato la strada alla disastrosa separazione della ragione dalla fede, un’opposizione che è alla base del conflitto sempre più accanito fra la ragione assoluta del laicismo (e ateismo) estremo e la fede cieca dei fondamentalismi religiosi. In questo senso, l’appello di Benedetto XVI per un ritorno alla “grandezza della ragione”, per cui ragione e fede necessitano l’una dell’altra e si incrementano a vicenda, è ben più radicale e progressista delle pretese di Küng per un dialogo più liberale.

Effettivamente, l’intervento del Papa ha già portato ad un dibattito più intenso e di maggiore vigore intellettuale fra cristiani e musulmani, come dimostrato dal forum permanente per il dialogo cattolico-musulmano. Esso fu stabilito in risposta alle critiche mosse al discorso papale di Ratisbona, nel quale collegò la violenza nell’islam alla maggiore importanza data al potere e alla volontà di Dio rispetto alla ragione e all’intelletto divino. Küng accusa Benedetto XVI di aver causato una crisi di fiducia fra cristiani e mussulmani, ma il Papa ha ragione ad insistere che tale fiducia è veramente autentica soltanto se è basata su una reciproca comprensione delle reali differenze tra Cristianesimo ed Islam: l’incarnazione di Dio, la divina natura di Cristo e la Santissima Trinità.

Non è neppure vero che Benedetto XVI ha nostalgia della dottrina e dei concili della Chiesa delle origini. Al contrario, egli ricongiunge il retaggio culturale della patristica e del medioevo al Romanticismo moderno, con la loro comune enfasi sulle dichiarazioni naturali del divino e sull’umana attività artistica. È questa tradizione romantica che ha contribuito a creare e a mantenere la cultura elevata per cui si batte il Papa. Ciò è alla base della sua difesa della liturgia tradizionale (compresa la Messa tridentina) contro l’avvento del “sacro-pop”: “liturgie da festicciole parrocchiali e banali canzoni del tipo ‘abbracciami Gesù’”, come scrive in modo quanto mai appropriato Tracey Rowland nel suo libro “La fede di Ratzinger”.