Cronaca
giovedì 22 aprile 2010
A cinque anni dalla successione di Papa Giovanni Paolo II, avvenuta il 19 aprile 2005, Benedetto XVI si trova ad affrontare la crisi più grave del suo papato. Lo scandalo della pedofilia, attualmente in corso, continua a indebolire la credibilità della Chiesa e rafforza gli stereotipi tradizionali che vedono il Vaticano, sotto la sua guida, come una teocrazia medioevale governata da un autocrate assoluto, di temperamento reazionario e intollerante. Tale opinione non è diffusa soltanto da atei come Richard Dawkins o Christopher Hitchens. Accanto a questi accusatori abituali, si ritrovano numerosi cattolici di spicco che stanno sfruttando lo scandalo degli abusi sessuali come pretesto per attaccare il pontefice. In una lettera aperta indirizzata ai vescovi cattolici pubblicata sabato scorso, il teologo svizzero Hans Küng ha incolpato Ratzinger della “più profonda crisi di credibilità per la Chiesa dai tempi della riforma protestante”. In sostanza, Küng accusa il Papa di avere restaurato una visione reazionaria del cattolicesimo, che rinnega le riforme progressiste del Concilio Vaticano II (1962-65), a cui entrambi presero parte in qualità di periti (giovani consiglieri teologici al servizio dei cardinali). Come gran parte dell’ateismo contemporaneo, la filippica di Küng è dovuta più all’ideologia che alla ragione. La sua suddivisione del cattolicesimo (e di altre tradizioni religiose) in un’ala liberale e progressista e un’altra conservatrice e reazionaria è una distinzione tipica della laicità moderna, che snatura l’unicità di ogni e di tutte le religioni. Ecco perché il principale interesse di Küng, la costruzione di un’“etica mondiale”, è un’astrazione dal carattere unico delle diverse tradizioni di fede, una strumentalizzazione della religione al servizio di una dubbia moralità che è nient’altro che un semplice “comportarsi bene nei confronti altrui”. È una notevole differenza rispetto all’etica universale e le altre verità che tutte le religioni difendono, ma su cui sono in disaccordo fra di loro, come ad esempio il ruolo dell’amore e della legge nel Giudaismo e nel Cristianesimo. Negando un reale universalismo, l’”etica mondiale” di Küng è perfettamente compatibile con il laicismo moderno e quella “dittatura del relativismo” che Papa Benedetto XVI ha ripetutamente denunciato. Non c’è da stupirsi che Küng preferisca un cattolicesimo liberale che emula la cultura laica, perdendo in questo processo la propria unica visione integrale.
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