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STRAGE DI MANTOVA/ Si può uccidere per stress? Lo psichiatra Meluzzi ci spiega il caso di Omar Bianchera

Pubblicazione:lunedì 26 aprile 2010

omarbianchera_R375.jpg (Foto)



Una persona che conosceva Biancheri, in effetti, ha detto: “Me lo diceva sempre, voglio ucciderla, ma non pensavo che l’avrebbe fatto davvero”.


Esatto. Non bisogna sottovalutare i segnali di un comportamento paranoico pensando di tratti di un giovanotto di paese che fa lo sbruffone. La solitudine, la mancanza di relazioni stabili e forti può portare a questo tipo di comportamenti? Quello della solitudine è il corollario alla mia prima osservazione. Oggi, nella nostra società, quella con il più alto numero di reti, di social network, di telefonini, di parole che circolano nell’etere ma anche nei bar, c’è una quasi totale incapacità di ascolto. Le persone oggi vivono come non mai una solitudine che porta a non raccogliere scricchiolii pericolosi, tuoni che annunciano temporali… Tanto che poi si dice, ecco che piove mas nessuno ha aperto l’ombrello. Cioè nessuno è intervenuto. Ma non intendo facendo come si è visto oggi sui giornali, facendo cioè intervenire una psichiatria che non sa rinunciare ad assumere un ruolo in qualche modo di contenimento sociale della pericolosità e che non sa neanche aiutare. Questa pazzia che abbiamo visto in atto ha potuto covare nel silenzio e nell’indifferenza di chi sapeva e pur sapendo taceva o diceva e se diceva, diceva inutilmente. La pazzia di una persona che teneva in casa delle armi e stava impazzendo senza che nessuno facesse qualcosa.

Una volta era diverso?

Esistono nella nostra società dei livelli di solitudine e di assenza dell’altro assolute, ed è in queste situazioni che l’odio può raggiungere soglie inimmaginabili. Nella vecchia società contadina non è che gli odi non covassero o che gli omicidi non accadessero mai, ma nella coralità di quel mondo, anche in un mondo come quello dove ieri è successo quello che è successo, ci sarebbero stati amici, parroci, fratelli, forse anche marescialli dei carabinieri, che avrebbero raccolto certi segnali e ascoltato le richieste di aiuto. Invece in questa società, quella del massimo delle garanzie, della formalizzazione e nel massimo dell’asetticità e della neutralità delle relazioni, in mancanza di una coralità comunitaria, la follia diventa questo che abbiamo visto.

Sembra che anche la nostra società si stia avviando verso quanto è quasi prassi comune nella società americana, le stragi degli individui solitari..

Ci stiamo avviando verso lo stesso tipo di individualismo solipsistico e un po’ autistico della società americana. E dunque verso lo stesso tipo di dramma.


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