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ANGELO SCOLA/ Il testo dell’Omelia agli esercizi spirituali di Comunione e Liberazione

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Un simile, credibile testimone si riconosce dall’unità della sua persona. L’unità è il valore su cui si fonda l’esperienza elementare dell’io. Ma l’unità dell’io si sostanzia di relazioni buone. A partire da quelle primarie col papà e con la mamma, fino ad includere tutte le relazioni in cui l’uomo ri-nasce scoprendo ogni volta, anche dopo la caduta o i naufragi, che il disegno buono del Dio fedele non cessa di rispondere alla promessa di compimento destata dall’incontro con Cristo. È il fenomeno dell’autorevolezza, dell’affiorare della santità, che non può stare e non sta mai senza l’autorità costituita. L’autorità costituita è la figura umana attraverso la quale si segue «il disegno dello Spirito di Dio nella storia e nella nostra vita» (Don Giussani, Da quale vita nasce Comunione e Liberazione).

 

Unità dell’io, unità della Chiesa guidata dal Successore di Pietro e dai successori degli Apostoli. E unità con chi nella compagnia vocazionale, nata dal carisma a cui si partecipa, ha ricevuto la responsabilità oggettiva di guida. L’unità vissuta come abito permanente e virtuoso dice più di tutto il resto la novità dell’uomo redento ed assicura il permanere della Chiesa e di ogni carisma nella Chiesa. È per questo che l’unità non teme mai la correzione, comunque nasca, perché nulla può intaccare il fatto che l’unità, in quanto donata dall’alto, sempre ci precede mobilitandoci.

 

«Che cosa renderò al Signore per tutti i suoi benefici?» abbiamo ripetuto col Salmo responsoriale. La preferenza, dimostrata dal Signore con il dono della fede e con la partecipazione al carisma di Don Giussani, rende più acuta la consapevolezza e struggente la passione che, come ci documenta il Libro degli Atti, condusse i primi sulle strade del mondo. A questo proposito è utile che non ci lasciamo sfuggire quello che solo apparentemente è un dettaglio della Prima Lettura. Descrivendo la vita e la missione di Pietro, dice infatti il Libro degli Atti: «E avvenne che Pietro, mentre andava a far visita a tutti…».

 

In questo «far visita a tutti» sono espressi l’orizzonte e la natura propria della missione della Chiesa e di ciascuno di noi. Non c’è circostanza né situazione dell’umana esistenza estranea al dono del Risorto. Per questo la missione chiede un’apertura alla realtà a tutto campo e assegna a ciascuno di noi una ben precisa responsabilità. Ci è chiesto di assumere, come uomini nuovamente concepiti nello Spirito, le circostanze vocazionali personali e comunitarie, sempre concrete e storicamente situate, fatte di tempo e spazio, di stato di vita, di affetti, lavoro e riposo, di gioie e dolori, di speranza e di problemi… documentando la convenienza suprema dello spendere la propria esistenza “in Cristo”. La missione si gioca in ogni luogo e in ogni momento e non potrà mai essere immaginata come la riproposizione meccanica di formule o iniziative. La vita ti è data per essere donata. Se non la doni il tempo te la ruba.

 

Unità e missione sono l’espressione della gratitudine al Signore e a coloro che ci hanno preceduto e accompagnato nella Sua sequela. Anzitutto al carissimo Don Giussani .

 

Affidiamo alla Vergine Maria, Mater Ecclesiae, il nostro cammino. Ella è la madre dei redenti. Il Suo “sì” è sorgente del mondo trasfigurato, ambiente di vita degli uomini liberi, liberi perché sempre e di nuovo liberati dall’alto. Amen

 

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