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LETTERA/ Non è un momento felice per dirsi cattolico

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Benedetto XVI  Benedetto XVI

 

Perché ammiro e seguo Papa Benedetto, quando altri ne chiedono l’arresto? Perché ho commemorato il quinto anniversario della sua elezione a Vescovo di Roma? Perché confesso i miei peccati a un prete quando vi sono stati tanti preti, e forse ce ne sono ancora, che hanno commesso crimini indicibili contro i più innocenti nella Chiesa e nella società?

 

Come premessa, vorrei far notare che la stessa origine della Chiesa è stata segnata dal tradimento e dal peccato. Giuda ha consegnato il Cristo innocente alla crocifissione e alla morte, e perfino Pietro, la Pietra, ha negato di conoscere Cristo nel momento in cui il suo amico e maestro aveva più bisogno di lui. Nessuno scandalo, non importa quanto brutto, e quelli di questi giorni lo sono davvero, è sufficiente a distogliermi.

 

Quindi, cosa mi tiene nella Chiesa? Non ho nessun motivo pietistico per rimanere e, in un certo senso, neppure ragioni mondane. Non sono un tipo spiritualistico, sono cattolico per due ragioni: innanzitutto, credo nella ragione in quanto tale e, secondo, desidero un luogo dove la mia umanità possa crescere.

 

La ragione. L’altro giorno, Robert Fulford ha sferrato un attacco contro la ridicola proposta di Christopher Hitchens e Richard Dawkins di arrestare Benedetto XVI, liquidando il primo come uno in cerca di pubblicità, ma descrivendo Dawkins come frustrato da un infausto presagio: il mondo sta diventando sempre più religioso e questo va contro la sua campagna a favore dell’ateismo. Fulford fa notare che anche Jürgen Habermas, il noto sociologo e filosofo, ha ammesso un “punto cieco” nel suo approccio razionalista (National Post, 17 aprile).

 

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COMMENTI
28/04/2010 - Ma non lo è mai stato. (Euplio Lo Russo)

Dirsi Cristiano-Cattolico non è mai stato "comodo". Come non è comodo difendere un debole, quale può essere il proprio "Io", un malato, un povero, uno non alla moda e così via dicendo.