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Cronaca

LETTERA/ Non è un momento felice per dirsi cattolico

Benedetto XVIBenedetto XVI

 

Io rimango cattolico perché riconosco questo punto cieco. Per restare fedele alla ragione devo ammettere che ci sono alcune cose cui la ragione non può rispondere; parafrasando il teologo Luigi Giussani, per rimanere fedele a se stessa, la ragione deve ammettere il Mistero. La Chiesa cattolica afferma che il Mistero si è fatto Carne ed è ancora presente tra noi in quella imperfetta istituzione chiamata Chiesa, con tutti i comportamenti deplorevoli che contiene.

 

Come scrive il romanziere scozzese Bruce Marshall nel suo Il mondo, la carne e Padre Smith, la Chiesa “è tutta gloriosa al suo interno, perché il carico che porta sana tutte le sue crepe”. È proprio questa coscienza che permette alla Chiesa di fare tanto bene nel mondo. Questa è la ragione per cui la stragrande maggioranza dei preti dà la propria vita, spontaneamente e con amore, per Cristo, per gli uomini, le donne e, sì, i bambini.

 

L’umanità. Che la Chiesa sostenga la Presenza reale, che riconosca Cristo presente in questa Chiesa peccatrice, tutto questo corrisponde alla mia umanità. Non devo vivere in un paese immaginario, sperando che lì ci sia Dio, non c’è bisogno di sforzo e forza di volontà per credere. Il Dio che si è fatto Carne si rende evidente a me costantemente. Non devo fare un salto nel buio, né aggrapparmi a qualche sconosciuta entità. Devo solo seguire un’attrazione, perseguire ciò che mi ha attratto inizialmente e che continua ad attirarmi nella Chiesa, certe persone o un gruppo di amici, o una particolare persona in un dato momento, vale a dire una compagnia dove sperimento uno sguardo misericordioso su di me. C’è qualcosa di più semplice, di più umano di questo?

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COMMENTI
28/04/2010 - Ma non lo è mai stato. (Euplio Lo Russo)

Dirsi Cristiano-Cattolico non è mai stato "comodo". Come non è comodo difendere un debole, quale può essere il proprio "Io", un malato, un povero, uno non alla moda e così via dicendo.