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SINDONE/ Don Primo Soldi: "Così la Sindone ha fatto risorgere la mia Torino"

Pubblicazione:giovedì 29 aprile 2010

sindoneR375_09apr09.jpg (Foto)

Pietro tornò a casa pieno di stupore per l’accaduto. Ma – ha continuato Garcia – insieme allo stupore, tutti e due provavano una letizia, una gioia nel cuore: la speranza prendeva il posto dello smarrimento e del dubbio. Come gli altri due di Emmaus tornavano a casa con un cuore ardente. Questo cambiamento era già l’inizio della vita nuova del Risorto che si comunicava a tutti e due. Arrivati a casa, vedendo soltanto i volti di loro due, gli altri discepoli sanno che qualcosa di straordinario è capitato nel sepolcro. Pietro racconta quello che ha visto, lo stupore provato e la certezza che ha iniziato a fiorire nel suo cuore. Tutti quanti rimangono sbalorditi di quello che sentono: ma può essere possibile? A stento credono quello che sentono raccontare.

 

Dal racconto di DON PRIMO SOLDI, tratto dal numero di Tempi presente in edicola- Un Volto preciso

Tutto questo popolo che sfila davanti alla Sindone non sembra essere toccato dalle accuse che piovono sulla Chiesa a causa dei casi di pedofilia di alcuni preti, accuse che cercano sempre più di coinvolgere Benedetto XVI. Quando ho visto sfilare lunedì 19 aprile 2.500 universitari di Milano accompagnati dallo loro guida spirituale don Stefano Alberto, mi sono ritornate in mente le parole del cardinale Ratzinger nella sua autobiografia citata la sera prima da don Garcia: «Non saprei dare una prova più convincente della verità della fede cristiana che la sincera e bella umanità che genera». Perché certamente il peccato è presente nei membri della Chiesa, però nessuno può negare, se è leale con il reale, che la Chiesa genera anche una umanità diversa: ci sono centinaia di esempi di questo amore gratuito anche oggi. E Torino è qui a esporre a tutti i pellegrini la “Piccola Casa della Divina Provvidenza”, il Sermig, la Piazza dei Mestieri, centinaia di centri di ascolto della Caritas. Il motto scelto dal cardinal Poletto per questa ostensione, “Passio Christi, passio hominis”, induce a guardare il corpo martoriato del crocifisso e, contemporaneamente, ai milioni di uomini che muoiono di fame, allo sfruttamento brutale di donne e bambini, ai milioni di esseri umani che vivono di stenti e di umiliazioni ai margini delle metropoli… ai nostri fratelli cristiani perseguitati specialmente nei paesi governati dalla sharia islamica.

 


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