Cronaca
giovedì 29 aprile 2010
Torino in queste settimane è una città diversa; in certi momenti sembra di essere a Roma. Sotto la Mole Antonelliana un popolo lieto, semplice, vociante o silenzioso proveniente da tutto il mondo attraverso i “giardini reali” sfila per giungere davanti alla più preziosa reliquia del mondo: la Sindone, dove Gesù ha lasciato la misteriosa impronta della Passione crudelissima da Lui subita e, indirettamente della sua Resurrezione, poiché sul Sacro lino non c’è alcun segno di contaminazione o decomposizione di cadavere. Sono stato a lungo in preghiera per due ore consecutive la notte di giovedì 8 aprile davanti alla Sindone con altri due amici sacerdoti. Dalla commozione e dalla curiosità di saperne di più ben presto sono passato allo stupore e alla commozione vera nel sentirmi “chiamato” da Gesù. «Guarda i segni del mio amore infinito per te… non potevo soffrire di più per salvare questo mio povero mondo». Qui tutto è stato redento, salvato, anche la morte, anche il dolore. Dal 10 aprile un fiume ininterrotto di persone sfila davanti al Sacro lino. Dado, studente di Economia, dice: «Mi ha commosso il volto di Gesù perché mi commuovono i vostri volti. È grazie ai vostri volti che posso oggi guardare il volto di Cristo come uno vivo, presente nella Chiesa». Ogni sera alle ore 21 il Duomo di Torino si riempie di gruppi di preghiera guidati da varie personalità. Come domenica 18 aprile: invitato da Comunione e Liberazione, don José Miguel Garcia, docente di Esegesi biblica alla facoltà San Damaso di Madrid, ha tenuto un “lectio divina” a commento del Vangelo di Giovanni (20,1-10) sulla sepoltura di Gesù, la visita al sepolcro di Maria di Magdala e delle sue compagne, di Pietro e di Giovanni. Le prime pensano a ciò che sembra più ovvio: l’hanno portato via e non sappiamo dove; mentre in Giovanni si accende la prima luce della fede: «Vide e credette». «Pietro e Giovanni – afferma il teologo Garcia – vedendo il lenzuolo e anche il sudario arrotolato, possono dedurre facilmente che il morto non è stato rubato; altrimenti quelli avrebbero portato via con il cadavere la Sindone e certamente non si sarebbero fermati a togliere il sudario attorno al capo. La presenza di questi due oggetti era un segno evidente che era successo qualcosa di diverso. E allora si sono ricordati di quello che aveva detto lo stesso Gesù scendendo dal monte della Trasfigurazione, quando aveva detto a Pietro, Giacomo e Giovanni che quello che loro avevano visto era come l’esemplificazione del Cristo risorto; e lì l’evangelista aggiunge: “Non capirono cosa era resuscitare dai morti”».
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