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PAPA/ Il criminologo: non confondiamo i casi di pedofilia italiani con quelli Usa

Il criminologo LUCA STEFFENONI interviene sui casi di pedofilia che hanno scosso la Chiesa. «Un calderone nel quale crogiolano omertà, revanscismo laico, interessi economici, magistrati talvolta giustizialisti»

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Caro direttore,

Sono molto distante per formazione e per professione dai dibattiti interni alla comunità ecclesiastica sul tema pedofilia. Il mio ruolo professionale e la mia modesta esperienza nei tribunali italiani impongono dei distinguo fatti di numeri, di episodi, di carte giudiziali e di perizie. Obiezioni e critiche che possono risultare sgradevoli a chi vede gli aspetti ideologici e quelli religiosi prevalere sulla banale questione giudiziaria, fatta da soggetti in carne ed ossa siano questi delle vittime, dei colpevoli o degli innocenti.

In un calderone nel quale crogiolano autoflagellazione delle gerarchie ecclesiastiche, omertà, revanscismo laico, interessi di parte fortemente condizionati dall’aspetto economico, magistrati autoreferenziali e talvolta giustizialisti, associazionismo privato e periti (vera anima dei processi) tutt’altro che indipendenti, è assai difficile mantenere l’attenzione sui fatti. Gli abusi su minori, siano essi sessuali o non, sono reati repellenti di fronte ai quali è facile cedere all’emotività e ad un astratto bisogno di giustizia. Ancora più difficile quando autori e presunti tali vestono la tonaca e a loro è affidato tra l’altro un compito pedagogico.

Eppure tutti dovrebbero sforzarsi nel dare un quadro realistico del problema, rifuggendo da facili massimalizzazioni che non aiutano in nulla le vere vittime, ma anzi favoriscono omertà e silenzi. Altrettanto dovrebbero fare i mezzi d’informazione. Non è di ausilio veder pubblicata una tabella con nomi di preti pedofili nei quali si mescolano casi di condanne definitive con assoluzioni e casi appena iniziati e fortemente dubbi. Altrettanto poco corretto è mettere sullo stesso piano, come spesso viene fatto scrivendo dei processi americani, irlandesi e tedeschi, casi di maltrattamenti non sessuali, abuso di mezzi di correzione e molestie, con vera e propria pedofilia.

Ciò detto è evidente che non si voglia sminuire la gravità degli atti, ma solo delimitarne i confini per giungere alla soluzione del problema. Piaccia o no la questione è molto concreta e va affrontata fuori da ipocrisie, con la concretezza dei singoli casi. Talvolta ho la sgradevole sensazione che elevando troppo l’argomento, si arrivi ad attribuirne una sorta di causa “demoniaca” esterna all’uomo di fronte alla cui enormità non si può fare altro che chiedere perdono e affidarsi a Dio, prospettiva che appare parente stretta del “tutti colpevoli, nessun colpevole” cara alla morale nostrana.

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