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L’AQUILA/ 1. Christian e Serena, volontari: nella distruzione di quella notte, Maurizio ci testimoniò la vita

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Christian e Serena, volontari della Croce Rossa, in servizio a L’Aquila nella notte del 6 aprile, in cui raccontano l’incontro con Maurizio Cora

terremoto_uomo_piangeR375_10apr09.jpg (Foto)

Caro direttore,

Siamo Christian e Serena, due operatori volontari della Croce Rossa Italiana che dalla notte del 6 aprile e per i due giorni successivi gestirono parte del coordinamento dell’obitorio nella caserma della Guardia di finanza di Coppito. In quell’occasione avemmo modo di accompagnare, tra i moltissimi altri, anche Maurizio Cora al fatidico e doloroso riconoscimento dei suoi cari, ovvero della moglie e della figlia Alessandra.

Lo vedemmo che si aggirava tra le decine di salme disposte in fila, alzando qua e là le povere lenzuola con cui coprivamo le salme mano a mano che pervenivano. Mi avvicinai a lui e gli chiesi se cercasse qualcuno, se potessimo aiutarlo e gli dissi che comunque non si potevano controllare le salme in quella maniera dal momento che erano catalogate all’arrivo e che si poteva dunque restringere il campo della ricerca. «Sì, grazie - mi disse - cerco mia moglie e mia figlia. So che dovrebbero essere qui, da qualche parte. Mi potreste aiutare a trovarle, per favore… no, non possono essere all’ospedale, sono per forza qui perché le ho viste tirar via dalle macerie… sono morte certamente…».

Ghiaccio dentro di noi; non quello dei diversi gradi sottozero che facevano all’esterno, ma il freddo intenso del sentirsi annullati da tanta calma, dalla capacità di un uomo in quelle condizioni di poter ancora pronunciare, e con pacatezza, parole come “grazie” o “per favore” (quanti urli, strilli, pianti e crisi di nervi in quei giorni!). Una volta trovate, il nostro spontaneo abbraccio a lui, un bicchiere di tè caldo e una coperta sulle spalle; a seguire le pratiche formali con i funzionari della scientifica.

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