BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

L’AQUILA/ 2. La storia di Enzo: “non solo morti e macerie, un amore infinito ha avuto pietà di noi”

E' passato una anno dalle 3.32 di quel 6 Aprile che ha sconvolto - e ancora sconvolge - la vita di tanti italiani. Ma la vita è testarda e tra le macerie cominciano a rifiorire storie di ricostruzione, soprattutto umana. Ecco la storia di Enzo

macerie_onna_R375.jpg(Foto)

L'Aquila un anno dopo. Sono già passati dodici mesi da quella terribile scossa di terremoto che ha causato 308 morti e devastato una città, distruggendo i suoi monumenti e le sue chiese, ferendo nello spirito migliaia di persone. Tante situazioni difficili, molte drammatiche. Ma in mezzo anche tante persone che dalla disperazione hanno saputo guardare oltre, scoprendo una “vita nuova”.

Enzo lo incontravo prima del terremoto. Spesso per questioni di lavoro, altre volte solo per prenderci un caffè insieme. In questi giorni di festa, che coincidono con il dolore del ricordo di un anno fa, mi ha raccontato la sua vita, come è cambiato dopo il terremoto. «Il terremoto ha rafforzato il valore della famiglia, sono sposato da venti anni, ho due figli di 18 e 14 anni - mi racconta - ed oggi mi rendo conto che nei miei 50 anni di vita, ho agito nei diversi ambiti sociali solo in funzione del “quotidiano”; mere soddisfazioni che, prese a piccole dosi ti fanno andare avanti nella vita offuscando i reali valori, soprattutto l’altruismo e la disponibilità verso il prossimo».

Il terremoto ha cambiato le vite di molte persone. «Dopo il terremoto mi sono all'improvviso trovato bisognoso di tutto, e la presenza di quei volontari della Protezione Civile che, pur avendo una famiglia, una casa ed un lavoro, si sono messi a disposizione di tanti perfetti sconosciuti come me che avevano in quel momento bisogno di aiuto, mi ha fatto riflettere». Presenze e testimonianze concrete che hanno aiutato a ripartire.

«Non parliamo dell’operatività dei Vigili del fuoco e delle forze dell’ordine tutte che, vuoi per dovere ma soprattutto per coscienza personale hanno lavorato ininterrottamente ore ed ore con la soddisfazione di tirare fuori dalle macerie persone ancora vive. Vite salvate».