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J’ACCUSE/ L’aborto banale, la nuova moda dei moderni benpensanti

Pubblicazione:lunedì 10 maggio 2010

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L’aborto continua a far notizia. Giorgio Montefoschi scrive sul Corriere della Sera del 5 maggio che dietro la banalizzazione dell’aborto c’è qualcosa di inquietante. “Chi può negare - scrive - che la precocità, la disinvoltura, la mancanza di ogni consapevolezza, il travalicamento di ogni equilibrio nel rapporto fra la sessualità e il sentimento amoroso è il primo gradino che può condurre alla soppressione della vita?”.

 

C’è una banalizzazione del sesso alla base dell’aborto? Certo che c’è qualcosa, ma forse è anche più inquietante di quanto spiega Montefoschi, e lo chiamerei una paura assoluta dell’altro. Già: un’incapacità che diventa paura e fobia, come accade per le cose ignote; e l’altro (il fidanzato, il figlio) è l’ignoto per eccellenza, ma dato che ci hanno raccontato che l’ignoto non esiste e che la vita è tale solo nella misura in cui possiamo maneggiarla, gestirla, sezionarla, misurarla, allora l’altro non deve esistere se non entra nelle mie categorie; deve scomparire.

 

Si chiama pedofobia nel caso dei bambini, che sono diventati i grandi esclusi di questa società: sono invisibili, accettati solo a certe condizioni, sono di troppo perché la vita deve essere dedita solo a ciò che è misurabile e comprabile. L’avversione verso questo “tu” che è il “tu” per eccellenza, il bambino, ha il volto dell’infinità di precauzioni che troviamo sul mercato per evitare che venga concepito, cui non fa contrappeso un pari numero di agevolazioni ad aver figli.

 

E si finisce con lo stupirsi addirittura che dopo un aborto - è successo di recente - gli batta il cuore (gli batteva due minuti prima nell’utero, cosa pensate che sia cambiato dopo “l’espulsione”?), o ci si stupisce che non sia quella perfezione che abbiamo vagheggiato a tavolino (la gravidanza si immagina solo garantita e perfetta) e si chieda l’aborto per malattie curabili (succede anche questo).

 

Certo che dietro la banalizzazione dell’aborto c’è altro, ma non un fenomeno “attivo” come potrebbe essere la “voglia di divertirsi”, ma un fenomeno assolutamente passivo: la solitudine da un lato, e dall’altro la fuga dettata dalla paura di un “tu”, che nessuno insegna a chiamare per nome.

 

E questa fuga è alla base anche della banalizzazione del sesso: sesso libero, ma figli vietati, traguardo lontano e impossibile, dunque sesso svuotato come giocare una partita di pallone senza le porte, senza la prospettiva di un “tu-uomo” con la prospettiva della fusione totale e di un “tu-figlio” che cresce in sé.

 

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COMMENTI
10/05/2010 - forse ... (Antonio Servadio)

premetto che concordo con l'impostazione dell'articolo. Forse è anche vero che questo "clima" contemporaneo -ben sottolineato nell'articolo- è il risultato (perverso) di una reazione che prese il via in quei lontani anni in cui il "clima" era esattamente opposto a quello che si respira oggi. Ovvero, si è passati da un estremismo all'altro. Forse stiamo scontando una pena del contrappasso di Dantesca memoria ?

 
10/05/2010 - all'amico Carlo (francesco tumminelli)

Caro Carlo ti scrivo pubblicamente per testimoniare l'impegno necessario a svolgere il lavoro di pediatra-neonatologo. Penso che a tutti noi siano capitati casi simili, io personalmente ne potrei citare almeno tre. La scienza senza testimonianza sui veri valori è effimera e non "umana" la misericordia di Dio ci fa vedere chi è l'uomo.

 
10/05/2010 - La vita non è una moda, è un modo! (claudia mazzola)

Agli esercizi dei giovani lavoratori di CL c'erano una quantità di donne incinte. Tra di noi stava la bella Elena col suo pancione, guardarla correre avanti ed indietro dalla fiera di Rimini sempre forte e lieta dava a me coraggio e speranza. Il suo sì, dovrebbe stare davanti a tutte quelle mamme che fanno dell'aborto una banalità.