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DIRETTA FUNERALI/ Le esequie dei soldati uccisi in Aghanistan. Una folla saluta i militari. Ci sono anche Napolitano, Berlusconi, Fini e Schifani

Una folla si è radunata alla Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma per le esequie di Massimiliano Ramadù e di Luigi Pascazio, i due militari italiani uccisi lunedì nell’ovest dell’Afghanistan

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Una folla si è radunata alla Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma per le esequie di Massimiliano Ramadù e di Luigi Pascazio, i due militari italiani uccisi lunedì nell’ovest dell’Afghanistan in seguito allo scoppio di un ordigno che ha causato anche il ferimento di altri due connazionali. Alle esequie solenni, oltre le più alte cariche dello Stato e di Governo ed i vertici militari, è presente nella Basilica anche Gianfranco Scirè, uno dei due militari rimasto ferito nell'attacco. I funerali sono iniziati alle 10 e, all’interno della basilica, oltre ai familiari dei caduti, si trovano il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il presidente del Senato Renato Schifani e quello della camera Gianfranco Fini, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il ministro dell’interno Roberto Maroni, e i ministri Umberto Bossi, Stefania Prestigiacomo, Raffaele Fitto, Renato Brunetta e Altero Matteoli. C’è anche il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota, del Veneto Luca Zaia, del Lazio Renata Polverini, e il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Tra gli esponenti dell'opposizione si sono presentati il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini e Piero Fassino.

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II feretri dei due militari uccisi in Afghanistan sono stati rimpatriati ieri mattina con un volo C-130 dell'Aeronautica militare. L’aereo è atterrato a Ciampino, mentre le salme dei due militari alpini della Taurianense sono state trasferite al Policlinico Militare Celio. Lì è stata allestita la camera ardente, rimasta aperta dalle 16.00 alle 20.00. Il sergente Massimiliano Ramadù e il primo caporal maggiore Luigi Pascazio sono morti in seguito all’esplosione di un ordigno al altissimo potenziale fatto scoppiare al loro passaggio mentre si trovavano all’interno di un blindato Lince, posizionato nel nucleo di testa di una colonna composta da circa 40 automezzi di diverse nazionalità.