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SINDONE/ Il Volto Santo di Manoppello, l’altro viso di Gesù che sfida la scienza (e combacia con la Sindone)

Il Volto Santo di Manoppello Il Volto Santo di Manoppello

 

In che anno lei è venuto a conoscenza del Volto Santo di Manoppello? «Era il 1986 quando organizzammo un piccolo pellegrinaggio in Abruzzo insieme ad alcuni amici e colleghi, dopo aver sentito parlare di questo panno. Giunto al santuario, sono rimasto semplicemente impressionato, e ho riconosciuto in quel volto quello della famosa “Veronica”, il panno conservato a San Pietro per secoli, scomparso durante il sacco di Roma nel 1527. Com’è noto, da quando è sparito, viene esposto ogni quinta domenica di Quaresima nella basilica petrina un panno completamente sbiadito, in cui non si vede assolutamente nulla, e questo perché i custodi della basilica, e gli stessi pontefici, avevano l’interesse a non interrompere il flusso di pellegrini che da sempre transitava a Roma per adorare quel volto».

 

Come questo panno sia arrivato a Manoppello è ancora oggetto di studio, e non mancano ipotesi accreditate come quelle del giornalista Saverio Gaeta, che ha ricostruito i vari passaggi e i colpi di scena legati ad una sparizione e una riapparizione del velo che assumono i contorni di un vero e proprio giallo.

Ma che cosa rappresenta il volto di Manoppello? «Si tratta del volto di Gesù al momento della sua resurrezione, mentre quello della Sindone ritrae Cristo sofferente dopo la sua passione. Entrambi i reperti sono un vero e proprio miracolo che sfida gli studiosi, in quanto sono fatti come se la luce avesse impressionato un supporto ma con due effetti diversi: nel caso della Sindone, come se avesse impressionato un negativo fotografico, in quello del Volto Santo, un positivo».

«Come sia stato possibile, nel caso della Sindone - spiega padre Pfeiffer - lo studio più accreditato rimane quello del professor Sebastiano Rodante, di Siracusa, il quale nel 1978 iniziò una serie di significativi esperimenti, a partire dal sudore di sangue. Le prove furono condotte su calchi, modellati a similitudine del volto sindonico, spruzzati di sudore di sangue, cosparsi di una miscela di aloe e mirra. La presenza di una soluzione di aloe e mirra ha poi liquefatto i coaguli di sangue sulla fronte del calco».

«L’osservazione che i coaguli sulla Sindone - continua lo studioso - non potevano lasciare nessuna traccia sulla Sindone stessa, portò Rodante ad adoperare un telo imbevuto della soluzione acquosa di aloe e mirra. I risultati ottenuti si avvicinavano in modo suggestivo all’impronta sindonica, in quanto fornivano una impronta simile ai coaguli della Sindone. Poi, durante esperimenti fatti anni più tardi utilizzando un negativo fotografico del telo torinese, si sono riprodotte le tracce dell’immagine del negativo sindonico».

«Insomma, la Sindone evidenzia al tempo stesso la natura umana e divina di Cristo, grazie alle macchie di sangue e all’immagine negativa. Quest’ultima, in particolare, per essere realizzata necessita di una fonte di energia, qualcosa che dirige i raggi e, infine, un supporto tipo una diapositiva.

 

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COMMENTI
03/05/2010 - Da scettico e razionalista... (Francesco Giuseppe Pianori)

Da scettico e razionalista quale sono per formazione culturale e sensibilità personale, fui condotto a Manoppello da un carissimo amico di Pescara, Leo, un giovane uomo semplice, falegname. Era un giorno normale. Pioveva. C'era poca gente. Salimmo la scalinata alle spalle dell'altare. Io mi posi davanti all'immagine con sguardo indagatore. Il mio amico, dietro di me, stava con le mani in mano, col capo chino, come un povero contadino tenendo il cappello in mano e gli occhi bassi davanti al padrone del podere. Pensai subito: "Ma è un dipinto!" E mi misi ad analizzarlo. Più lo guardavo e più mi appariva evidente che non poteva esserlo, che non lo era. La Messa era già cominciata e noi eravamo lì, da soli. Nessuno ci aveva richiamato. Scendemmo e ci avviammo all'uscita in silenzio. Il mio amico mi precedeva. Si voltò e mi disse: "Vuoi prendere un ricordino?" Risposi di sì e scelsi una cartolina da inviare ad un'amica dottoressa molto cara. Scrivevo. Leo m'interruppe: "Cumpa', ha la faccia di uno di noi!" "Sì - risposi volgendo lo sguardo a lui - quella di un pataca come te!". Per un istante, fugace ma reale, non vidi più il volto di Leo: vidi, fisicamente, il Volto Santo sulla sua faccia. Mi zittii immediatamente. Uscimmo fuori e non pioveva più. Leo commentò così: "Vedi, è il segno della sua presenza". Tornammo a Pescara compresi e più amici, come ogni giorno di più per quanto lontani. Impressionante. La seconda volta tornai con gente il cui parroco è un amico. Mi confessai.