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J’ACCUSE/ Gli ostacoli a quelle mamme lavoratrici così diverse dalla Gelmini e dalla D’Amico

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Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

Ma quando, rientrando al lavoro, queste donne provano a loro volta a tenere tutto insieme, chiedendo per sé la stessa elasticità di cui possono disporre presentatrici e ministre - lavorando da casa, tenendosi i loro bambini accanto, abbandonando le timbrature fisse, reclamando per sé e la propria famiglia una porzione aggiuntiva di tempo e energie -, si trovano di fronte un muro, anzi, una sequela di muri: quello dell’opacità legislativa, quello dell’indisponibilità aziendale, quello della complessità burocratica.

 

Se dunque, quale che ne siano le ragioni, l’intenzione è quella di rimettere in discussione i confini che oggi separano dimensione familiare e professionale, si potrebbe cominciare, prima che dalla negazione dell’astensione obbligatoria, dall’abbattimento di questi muri, che oggi tengono le donne, reduci dalla segregazione patriarcale, rinchiuse nei novelli recinti della segregazione impiegatizia.

 

Prima di pensare di separare la madre dal figlio in fasce, come accadrebbe alla maggioranza delle lavoratrici se si abolisse il congedo parentale, si potrebbe intervenire nel quadro attuale, incoraggiando l’attuazione di tutte le misure che consentirebbero di non contrapporre impegno sul lavoro e vicinanza al bambino.

 

Ben venga la riconquista di un’unità di vita perduta, magari anche e proprio nel nome del valore del lavoro, importante da coltivare e da trasmettere ai figli: ma è importante che questo non avvenga a discapito di un altro valore, quello della famiglia, che, se si cancellassero le tutele obbligatorie, alle attuali condizioni di rigidità del quadro normativo e dell’organizzazione aziendale verrebbe semplicemente espunto dalla gerarchia e demandato alla delega esterna.

 

Se libertà deve essere, insomma, che libertà sia: però non solo quella di rientrare al lavoro a poche ore dal parto, ma anche e soprattutto quella di continuare a essere presente accanto ai figli, anche a più mesi di distanza, riconoscendo alle madri che lo vogliano - e sono in tante - il sacrosanto diritto di fare le madri, e non solo le lavoratrici.



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COMMENTI
19/10/2010 - nota molto marginale (Antonio Servadio)

sono tutti argomenti importanti e sono felice che se ne parli. Penso anche che sarebbe bene ricordare alcuni aspetti perversi del sistema, ad es. quelli secondo cui parecchie insegnanti supplenti hanno deliberatamente approfittato di supplenze, anche brevissime, per farsi intere gravidanze comodamente a carico dello stato. Anche questo è statalismo e non concorre a creare buona opinione sulla scuola. Per converso, ci sono mamme che lavorano in situazioni stabili ma private dove in un modo o nell'altro la gravidanza le spingerebbe fuori dal lavoro.