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Cronaca

MEDIO ORIENTE/ Scola: i musulmani imparino dagli errori di noi cristiani d’occidente

Il card. A. Scola (Imagoeconomica)Il card. A. Scola (Imagoeconomica)

 

 

Il problema più grave in Medio Oriente è quello della violenza. La violenza contro i cristiani, il conflitto permanente tra israeliani e palestinesi, ma anche la violenza tra musulmani: noi tendiamo a vedere solo il terrorismo che colpisce l’Occidente, ma le stragi più grandi sono avvenute ai danni dei musulmani stessi. In Algeria, solo per citare uno tra i tanti esempi, la guerra civile degli anni ’90 ha fatto più di 200.000 morti.

 

Normalmente si dice che per evitare la violenza occorre favorire l’educazione. E naturalmente è vero, a patto però che si chiarisca di quale educazione si tratta. C’è un’educazione che chiude e rende violenti, un’altra che dissolve la persona spezzando i suoi rapporti con le persone che la generano. Abbiamo bisogno di pratiche educative che sappiano coniugare verità e libertà. Questo è preliminare a qualsiasi discorso sul dialogo.

 

C’è un dialogo teologico, che nella Chiesa cattolica è affidato al Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso. C’è un dialogo della vita, che tocca tutti i fedeli, in Medio Oriente ma anche nelle Chiese di Europa. Penso alla mia diocesi, a Venezia, e al Veneto, dove sempre più si devono fare i conti con la presenza dei musulmani. E c’è un dialogo che mette a tema le inevitabili interpretazioni culturali di ogni fede religiosa e delle sue implicazioni per l’uomo e la società attuale. La Fondazione Oasis nata a Venezia, ma presente in tutto il mondo, e che si riunirà la prossima settimana a Beirut, situa la sua articolata azione soprattutto a questo livello. Per quest’ultimo aspetto mi pare decisivo che i musulmani sappiano aprirsi all’esperienza dei cristiani d’Occidente. In Occidente i cristiani sono passati attraverso il cesaropapismo e la teocrazia, ma oggi sanno giocarsi e documentare la rilevanza pubblica della loro fede nel pieno rispetto delle società laiche plurali in cui vivono. I musulmani possono trarre profitto da quest’esperienza, così come noi possiamo imparare da loro su altri terreni.

 

Rispetto a tutte queste questioni brucianti, con il suo carisma, la sua personale testimonianza ed il suo rigoroso giudizio, il Papa è un lungo passo avanti a noi Vescovi, sacerdoti e laici: ora tocca a noi seguirne l’esempio mostrando la suprema “convenienza” dell’essere cristiani oggi.

 

 

 (http://angeloscola.it/)

 

 

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