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Cronaca

PADOVA/ Debelllini: la formazione è una ricchezza per il Paese, non diventi oggetto di teoremi

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Ciò che più mi ha colpito in questa realtà sono le centinaia di corsi e le migliaia di persone coinvolte, con una eccellenza nelle scuole professionali dove c’è la presenza di 800 alunni. Il 70% di questi alunni proviene dall’ambito del disagio, il 30% sono extracomunitari. I risultati sono clamorosi: il 100% degli alunni trova lavoro entro sei mesi dal termine del corso.
Accanto a questo lavoro educativo e formativo, ho visto sempre documentato, verificato dagli organi competenti e consultabile il materiale di centinaia di corsi, con una stima crescente nel mercato verso questo tipo di enti formativi.

Non è un caso infatti se tanti progetti della Dieffe sono stati realizzati insieme con importanti istituzioni del nostro territorio come la provincia di Padova, la provincia di Venezia, la provincia di Treviso, il comune di Padova, il comune di Venezia, il carcere di Padova e quello della Giudecca di Venezia, e ancora con l’Associazione industriali, la Confartigianato, la Confesercenti, l’Asl 16, e l’Asl di Venezia e di Lonigo (VI) e ancora i comuni di Rovigo e Valdobbiadene (TV).

Io credo che di fronte a una realtà così significativa in cui sono coinvolte centinaia di lavoratori e di famiglie occorra innanzitutto un grande rispetto, quel rispetto che va tributato a chiunque promuova lavoro ed educazione. Oserei dire che ci vorrebbe anche un po’ di sano orgoglio. Nella nostra terra il benessere è legato storicamente al grande sacrificio e alla passione di tante realtà produttive ed educative.

E perciò prima di parlare di “consorterie della truffa” o di “corsi fantasma” con marchi religiosi occorre innanzitutto una conoscenza maggiore di queste realtà e in secondo luogo un rispetto dei tempi della giustizia, prima di qualsiasi processo mediatico.
Non si può denigrare e distruggere senza una seria verifica. Occorre una cultura del rispetto, non del sospetto. Anche l’eventualità di un rinvio a giudizio dev’essere concepita nel rispetto della dignità della persona previsto nella nostra Costituzione e non accompagnata da una gogna mediatica.

Una piccola ma importante nota storica. Queste inchiesta era nata alcuni anni fa in un clima di grave sospetto. In Calabria De Magistris apriva la presunta grande inchiesta Why Not. In seguito a queste inchieste cadde il governo Prodi. Oggi dopo il processo relativo a quell’inchiesta (che sembrava avere risolto tutte le trame oscure del nostro paese) rimane per il principale imputato una condanna per abuso d’ufficio e l’incriminazione di alcuni dei principali accusatori. Ma di questo esito purtroppo nessuno parla. Questo non fa notizia.