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FAMIGLIA/ Solo un "quasi-mercato" può porre rimediare ai costi folli degli asili nido

Pubblicazione:sabato 19 giugno 2010

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Altro punto saliente del Documento riguarda l’analisi dei costi. I Servizi all’Infanzia si sono differenziati nel tempo dovendo rispondere a sempre nuove esigenze ma di fronte alle difficoltà di bilancio e ad una richiesta quantitativa, di varietà e di qualità sempre maggiore le Amministrazioni locali sono sempre più in estrema difficoltà. Occorre osservare che la Legge 1044/1971, che teneva presenti solo gli asili nido comunali, non ha goduto come altre leggi di una manutenzione periodica e, di fatto, ha lasciato tutta la responsabilità gestionale alle Regioni. E’ in questo che va ricercata una delle cause principali dell’attuale divario esistente tra le stesse Regioni (offerta di servizi che oscilla tra meno del 2% e il 28%) e spesso anche all’interno dello stesso territorio Regionale.


Il punto essenziale che caratterizza la carenza a tutti i livelli di Servizi all’infanzia, è principalmente la questione del loro costo. Nel sopracitato documento del CNEL sulla base dell’indagine svolta dal Gruppo Nazionale di Studio Nidi Infanzia è possibile individuare il costo orario del servizio erogato in una fascia compresa fra i 4 ed i 6 euro per bambino, cifra che tiene conto dei diversi parametri regionali in materia di personale utilizzato. Un range che sembra capace di contenere diverse possibili soluzioni e varianti organizzative e gestionali con la garanzia di elementi di qualità fondamentali come quelli della stabilità e continuità dell’organizzazione del servizio ma che porta a un costo mensile, con una frequenza di 40 ore settimanali, che può variare dai 640 euro ai 960 euro.

 


Diventa dunque evidente che laddove non c’è una adeguata risposta di Servizi da parte dell’Ente Pubblico e non c’è una integrazione economica alla sopportabilità dei costi per quel privato sociale che si pone come supplente o alternativa del settore pubblico con l’offerta di risposte al bisogno di cura dell’infanzia, le tariffe a carico della famiglia diventano insostenibili. I costi, in questo tipo di servizio, in gran parte sono riferiti al costo del personale diretto (circa l’84% a cui si aggiunge un 7% di costi indiretti). Costi che oltre una certa soglia diventano “incomprimibili” pena il venir meno della qualità del servizio offerto, il rispetto dei diritti dei lavoratori e la garanzia della continuità dell’attività.


Dall’altra parte i dati ISTAT confermano una situazione critica per le famiglie, soprattutto per quelle con più figli, dove non è pensabile che a fronte di rette mensili per un tempo pieno negli Asili Nido che raggiungono le cifre sopra indicate (laddove non c’è un contributo pubblico) vi possano far fronte quel 60,2% di genitori che dai dati citati hanno a disposizione un reddito familiare inferiore a 1.500 euro al mese).

 

Se quindi le famiglie hanno bisogno di questi servizi e non possono permetterselo come si fa?

 

 

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