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FAMIGLIA/ Solo un "quasi-mercato" può porre rimediare ai costi folli degli asili nido

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Noi, e il punto di vista che esprimo è quello del privato sociale, in particolare di quel privato sociale che offre Servizi alla Famiglia e all’Infanzia, abbiamo cercato in questi anni di lavorare sul miglioramento della qualità e sulla riduzione dei costi e non smetteremo di farlo in futuro. È del tutto evidente che laddove gli operatori del privato sociale lavorano in rete o in Consorzi di Servizi possono godere di alcuni benefici senza che questo aggravi ulteriormente i conti economici, ma anzi li migliori. Per esempio la messa in comune di esperienze gestionali, i Manuali di Qualità condivisi, l’accompagnamento di chi ha maturato maggior esperienza sostengono gli affiliati più giovani o semplicemente li favoriscono nelle fasi iniziali di avvio delle iniziative evitando errori e dispendi.


Ma è anche necessario che la politica faccia bene il suo mestiere. Il già citato Documento del CNEL individua alcune linee di intervento, assolutamente condivise. Il primo passo dovrebbe essere quello di definire a livello nazionale principi, orientamenti e finanziamenti per lo sviluppo e il mantenimento di livelli essenziali di presenza dei Servizi su tutto il territorio nazionale, tenendo conto delle forti differenziazioni che caratterizzano l’attuale situazione.


Occorrerebbe inoltre coordinare maggiormente le iniziative legate allo sviluppo autonomo delle normative da parte delle Regioni e rafforzare le funzioni di riferimento dei Comuni quali titolari delle competenze alla promozione e al controllo del sistema integrato dei servizi pubblici e privati attivi sul territorio.


La riforma del Titolo V della Costituzione, assegnando alle Regioni la titolarità delle politiche di Welfare, ne ha limitato l’impatto soprattutto con riferimento agli aspetti più riformatori del sistema: la determinazione dei livelli essenziali di assistenza; i processi di programmazione partecipata a livello regionale/locale; l’integrazione delle politiche sociali con quelle sanitarie, educative, formative e lavorative e il ruolo assegnato al Terzo Settore. Ed è in questo senso che la compresenza delle forme gestionali pubbliche e private permette confronti, innesco di pratiche virtuose, sostegno reciproco, integrazioni, in vista di una sempre maggiore qualificazione di questi servizi.

 

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