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FAMIGLIA/ Solo un "quasi-mercato" può porre rimediare ai costi folli degli asili nido

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Per questo è necessario che tutti i soggetti che erogano Servizi possano trovare spazio secondo il proprio effettivo valore senza discriminazioni tra soggetto pubblico e privato in una logica sussidiaria. Il mercato deve essere libero dando a tutti gli attori la possibilità di operare ad armi pari, giudicati soltanto, da chi usufruisce del servizio, per le reali capacità che gli erogatori del servizio stesso sanno esprimere al prezzo migliore. Perché occorre anche dire che quanto spende il servizio pubblico per ogni bimbo accolto in un asilo è molto più alto di quanto risulta in una struttura del privato sociale.


Gli asili italiani sono infatti considerati i più costosi d’Europa: è quanto emerge dalle ultime statistiche che imputano, in primo luogo, la motivazione degli alti costi alle incongruenti linee politiche dei vari governi succedutisi. Secondo i dati diffusi dall’Anci, in una ricerca del 2009, che ha condotto il suo studio in tutti Comuni italiani, si afferma che un posto in un asilo pubblico ha un costo medio di 15 mila euro annui a bambino, sebbene ci siano differenze enormi tra Comune e Comune italiano. Per esempio un posto in un asilo nido romano costa 15.049 euro l’anno: 1.254 euro al mese per dodici mesi. Ad Ascoli Piceno: 15.656 euro l’anno. Più in basso nella classifica, si piazzano la città ligure di Ospedaletti (15.575), il paese siciliano di Piraino (15.399), poi Ventimiglia (14.622), Vimercate (14.483) in provincia di Milano, Venezia (14.098), Nizza Monferrato (14.045), Borghetto Santo Spirito (13.856) in Liguria, Brescia (13.840), Marcianise (13.580) in Campania e Como (13.288). E si potrebbe continuare a lungo così.

 

Fin quando, e se mai, si potrà operare in un contesto di quasi mercato anche per quanto concerne l’offerta di Servizi alla persona, se non si vuole riversare totalmente il costo del servizio sulle famiglie solo il sostegno pubblico alla copertura dei costi potrà consentire all’iniziativa privata di integrarsi pienamente nella rete delle opportunità accessibili ai bambini e alle famiglie in modo generalizzato ed equo. Diversamente chi si convenziona col pubblico non può essere costretto ad un contenimento dei prezzi che pregiudica quella qualità, garanzia di rispetto per chi è accolto e per chi opera nel Servizio, che si dimostra un costo non riducibile oltre un certo standard.


Su questi temi abbiamo bisogno di trovare degli interlocutori con cui confrontarci e trovare le necessarie soluzioni ai problemi esistenti.

 

(Guido Boldrin, direttore generale Consorzio Nazionale ConOpera)
 



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