BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TURCHIA/ Il nunzio su Padovese: ucciso l’uomo del dialogo, ma la testimonianza continua

Pubblicazione:

Mons. Luigi Padovese  Mons. Luigi Padovese

 

 

Ha lo stesso senso che deve avere per ogni pastore che vive in qualsiasi altro posto nel mondo. Se una particolarità ci può essere, è quella che viviamo più degli altri cristiani questa situazione di diaspora, e per di più consapevoli di essere netta minoranza.

 

Le leggo quello che disse Mons. Padovese a ilsussidiario.net un anno e mezzo fa: «nelle grandi città come Istanbul, Smirne, Mersin, Antiochia… - ad eccezione di alcuni atti di violenza e intimidazione che si sono verificati negli anni passati - i rapporti con il mondo musulmano sono buoni. La situazione (della chiesa e dei cristiani, ndr) della Turchia non è legata tanto alla presenza dell’Islam, cui appartiene più del 99% della popolazione, quanto piuttosto a una sorta di nazionalismo che vede il cristianesimo come un fenomeno estraneo alla cultura turca». Come va affrontata questa sfida?

 

Con lo stesso spirito che ha segnato la Chiesa dei primi secoli di fronte al paganesimo. Penso che qui, ma allo stesso modo anche nell’Europa che noi conosciamo, con le sue profonde radici cristiane oggi in crisi, bisogna fare nostro lo stile, la sensibilità e l’approccio che aveva san Paolo con i gruppi e le comunità dell’epoca.

 

Perché questo metodo è buono ancora oggi?

 

Perché il moderno è sempre radicato nell’antico. La cosa che possiamo fare è dare innanzitutto la nostra testimonianza, con semplicità. Questo vuol dire che prima ancora di fare, bisogna essere. Qualche anno fa la piccola comunità cattolica in Turchia ha fatto un convegno ecclesiale il cui titolo dice tutto: “Dalla presenza alla testimonianza”. Presenza significa che i numeri e le statistiche si fanno piccoli, ma che quel che più conta, la testimonianza, rimane e grazie a Dio diventa più forte.

 

(Federico Ferraù)

 

 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
06/06/2010 - L'olocausto degli armeni cristiani (corrado mazzuzi)

I turchi furono responsabili dei massacri del popolo armeno della fine dell'Ottocento e furono loro nel 1915 ad impegnarsi in una politica di genocidio nei confronti degli armeni; nel giro di pochi mesi più di un milione di armeni vennero massacrati o fatti morire di fame per ordine di Ankara. Per risparmiare piombo, donne, vecchi e bambini venivano fatti marciare nel deserto senza cibo e senz'acqua finchè non cadevano morti. I villaggi deserti venivano ripopolati con famiglie turche fatte arrivare dalla Tracia. Nella città di Trebisonda 15000 soldati dell'esercito regolare turco si misero a dare la caccia agli armeni; centinaia di bambini, presi nelle scuole, vennero IMBARCATI SU VECCHIE NAVI CHE FURONO FATTE COLARE A PICCO NEL MARE. C'erano a Trebisonda 17000 armeni, alla fine ne restarono non più di un centinaio Gli armeni furono la prima nazione a convertirsi in massa al cristianesimo nell'anno 301.

 
04/06/2010 - Un abbraccio con lo sguardo. (claudia mazzola)

Oggi compleanno di Carla, a pranzo con 3 amiche, siamo tutte belle tarde. Hanno ricordato l'impossibile di loro, del movimento e dei loro figli, io ascoltavo e guardavo meravigliata cosa fa la vita. Monsignor Luigi la vita l'ha donata guardando tutti così.

 
04/06/2010 - la religione cattolica è da sempre la più globale (marco penazza)

Si,la religione cattolica,fra le più importanti religioni superstiti nella storia che sono quindi giunte ai giorni nostri,è da sempre la più globalizzata.Nessuna meglio della nostra religione conosce il significato della parola globalizzazione, che da sempre la caratterizza,che da subito alle sue origini ha messo in pratica attraverso i suoi uomini;ma il tributo di vite umane o di martiri come li si preferisca definire, è davvero altissimo, al pari del valore dell'opera di missione compiuta sul campo d'azione fra le popolazioni bisognose,nel tentativo di portare conforto ed elevare spiritualmente e culturalmente tutte le Comunità incontrate sul cammino...ma che prezzo,forse non si deve soffermarsi a questa osservazione,forse a ragione ogni uomo di buona volonta' deve soffermarsi a contemplare la grandezza e la bellezza del bene prodotto dai MARTIRI che hanno donato la loro vita per amore degli altri.Abbiamo il dovere di trarne una lezione di coraggio,proprio per unirci ancora di più e creare uno slancio sempre più forte nella direzione che i nostri Fratelli caduti hanno iniziato a portarci;insegnandoci la tolleranza, la convivenza senza discriminazioni o razzismi,dove l'uomo è dignitosamente tenuto al centro della vita quotidiana tutta.Ma non si può provare un alito di tristezza quando si perde un "soldato" di un "esercito pacifico"volto al bene della gente semplice che invano attende risposte da un Potere spesso arrogante cinico,dispotico, come spesso accade in terra di missione

 
04/06/2010 - UNA MORTE NUDA DI RAGIONI? (celestino ferraro)

Se fosse stata vestita avrebbe avuto le sue ragioni? Capisco il paradosso, ma credo che la morte, nuda o vestita, non abbia mai le sue ragioni. CF