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CHIESA/ Negri: impariamo dall’umiltà di Benedetto

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Benedetto XVI (Imagoeconomica)  Benedetto XVI (Imagoeconomica)

 

È naturale d’altra parte che il potere sia ben lieto di insinuarsi in questa debolezza umana della Chiesa e di volgerla a proprio vantaggio. Il rapporto della Chiesa con i mass media raggiunge talvolta, purtroppo, livelli di guardia. I nomi dei “candidati” a qualche livello di responsabilità stazionano per mesi sui giornali di ogni tipo, soprattutto quelli laicisti. I candidati vengono sottoposti ad “esami di idoneità” i cui criteri, culturali e politici, sono inevitabilmente quelli del mondo. Sant’Ambrogio diceva che lo Spirito Santo di Dio abita nel cuore dei sacerdoti credenti e dell’intera comunità cristiana quando crede. Oggi si è tentati di pensare che lo Spirito discenda sulle redazioni dei giornali, sembrano essere queste l’ambito dove si maturano scelte decisive come importanza per la vita della Chiesa.

 

Ma c’è il miracolo! La Chiesa è sempre stata sostenuta dai miracoli che Dio ha fatto, in barba a tutte le previsioni, a tutti i progetti. Nessun amico potente aveva promosso Sant’Ambrogio alla Chiesa di Milano. Nessun amico potente aveva suggerito a San Carlo di chiedere allo zio di essere inviato a Milano come vescovo. Un impegno che si assunse per la sua vita e per la sua morte. Forse la Chiesa di Dio, soprattutto quella che sente così forte il disagio e la vergogna del carrierismo, dovrebbe intensificare le preghiere perché il Signore rinnovi, con il suo braccio santo, i miracoli che possano rendere sempre più vera e grande la vita della Chiesa.

 

 



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COMMENTI
07/06/2010 - Ma c'è il miracolo! (Elisa Benatelli)

Vorrei collegarmi al commento di Giuseppe quando dice "Inutile dire che comportamenti analoghi un cristiano li dovrebbe applicare in ogni ambito della propria attività" perchè in questi giorni di grande turbamento personale mi è difficile essere umile innanzitutto di fronte al Signore e chiedere a Lui. Perchè davanti alle miserie dell'uomo cosa possiamo fare noi? Noi possiamo solo testimoniare con la nostra vita, anche quando questo vuol dire rinunciare alla strada più facile, quella più battuta e constantemente davati ai nostri occhi. Un grazie a Mons. Negri che mi ha ricordato che "Forse la Chiesa di Dio...dovrebbe intensificare le preghiere perché il Signore rinnovi, con il suo braccio santo, i miracoli che possano rendere sempre più vera e grande la vita della Chiesa" e la vita di ognuno di noi.

 
06/06/2010 - Il vero servizio precede anche l'amicizia. (Giuseppe Crippa)

Sono grato a Mons. Negri per questo preciso richiamo alle parole del Papa sul senso dell’autorità e sulla gerarchia nella Chiesa. Con la consueta chiarezza don Luigi mette a fuoco il “carrierismo“ di molti ecclesiastici, che “usano le proprie amicizie non in funzione della Chiesa, ma per servirsi di essa”. Concordo con lui quando dice “Non può essere necessario e sufficiente, per ricoprire una certa responsabilità nella Chiesa, essere stato amico di certe persone.” Credo però che non soltanto gli aspiranti a certe responsabilità debbano giudicare sé stessi con umiltà ma soprattutto debbano esserlo quanti, già arrivati a queste responsabilità, debbano scegliersi dei collaboratori o indicare persone idonee ad incarichi più elevati. E’ tanto facile e comodo indicare persone “amiche” prima che adeguate quanto difficile e scomodo sottrarsi all’insistenza di questi “amici” e crearsi la nomea di scostante, antipatico ed irriconoscente. E’ forse questo un costo eccessivo per un servizio alla Chiesa esercitato con impegno? Inutile dire che comportamenti analoghi un cristiano li dovrebbe applicare in ogni ambito della propria attività come indica Benedetto XVI nella sua catechesi del 26 maggio, quando dice che “l’autorità umana non è mai un fine, ma sempre e solo un mezzo e che, necessariamente ed in ogni epoca, il fine è sempre la persona, creata da Dio con la propria intangibile dignità”.