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PEDOFILIA/ Giusta la condanna, ma il "mostro" chi sa da dove nasce?

Pubblicazione:domenica 6 giugno 2010

bambina_violenza_R375.jpg (Foto)

 

E’ la solitudine dei bambini che prima erano “di tutti”, protetti dai vicini di casa e dai passanti, e ora ignorati per un malinteso senso della libertà ( e dunque alla mercé di malintenzionati). Ed è la solitudine di chi non sa più comunicare e per avere un rapporto con gli altri non sa che concepire un rapporto violento. D’altronde, se la parola d’ordine è che “non esiste il male” e che ogni giudizio “è relativo”, ecco spalancarsi le porte del “tutto è possibile” alle menti fragili e talora perverse.

 

E se vale il culto laicista dell’autodeterminazione, quando un minore si dichiara “consenziente”, sotto quali forme si potrà proteggerlo dal plagio di un adulto, spesso di grande autorità e capacità di carpire affetto e consenso?

 

In alcuni Paesi, poi, i rapporti sessuali con dodicenni sono punibili solo a querela di parte e in USA esistono libri e studi che minimizzano il trauma dell’esperienza di essere abusati, secondo il Time, che dedica un ampio servizio al tema (13 giugno 2003). Esiste anche il giorno dell’orgoglio pedofilo, basta cercare sul web. Ma non pensate che sia difficile la lotta interiore contro qualcosa che comincia a diventare socialmente accettabile?

 

I pedofili sono veramente dei criminali e chi li ha coperti ha sbagliato e tanto. La domanda però resta: perché nessuno parla delle cause? Perché tutti a strillare per alzare roghi e nessuno a condannare la perdita del concetti di “male”, l’evidente squilibrio di giovani sempre più soli e l’incapacità a guardare i figli come persone e non come oggetti?

 

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