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Cronaca

PAPA/ Magister: a Cipro la "sapienza" di Benedetto ha unito oriente e occidente

Benedetto XVI a Cipro (Ansa)Benedetto XVI a Cipro (Ansa)

 

È un concetto che Benedetto XVI ha ribadito anche in altre occasioni. Dalla Chiesa non c’è da attendersi, come sua espressione originale, un progetto politico, una soluzione riguardante gli equilibri internazionali, perché la sua ragione d’essere è l’annuncio del Vangelo. Questo Papa ha metaforicamente piantato una nuova croce in quelle terre. Non è un caso che sia stato lo stesso Benedetto XVI a dire che il viaggio a Cipro è una continuazione del viaggio del 2009 in Terra santa. Ha dedicato un’intera omelia alla croce, vera e unica via di salvezza e di liberazione dal male.

 

Un messaggio che va al di là delle salvezze provvisorie tipiche del terreno politico.

 

Sì ed è per questo che ha così insistito sulla virtù della pazienza. Che non è un atteggiamento rinunciatario, in attesa di qualcosa portato da chissà chi, ma il saper riconoscere che nella storia agisce un principio di salvezza che viene dall’alto, e che è quello che rende non sterile il lavoro che l’uomo fa per cercare di migliorare la vita sulla terra.

 

Altro tema centrale è stato quello del dialogo. Come lo ha affrontato Benedetto XVI?

 

In un discorso poco notato dai media, quello pronunciato sabato davanti al corpo diplomatico, c’è un passaggio molto interessante relativo al rapporto coi musulmani. È là dove il papa parla delle radici generali della sapienza politica, che risalgono a Platone e Aristotele. Anche l’islam ha fatto riferimento a queste due figure capitali del pensiero greco nell’ispirare la sua visione del mondo. È un richiamo importante, perché si riferisce a un periodo del pensiero musulmano che oggi si è inaridito, quello in cui la cultura musulmana guardava e recepiva con grande apertura gli apporti della sapienza greca, risultati determinanti per l’occidente.

 

Dove sta l’importanza di questo rilievo?

 

La tesi è: l’islam non è strutturalmente incapace di trovare un terreno comune con l’occidente, perché quel precedente storico dimostra che l’incontro è avvenuto. Secondo Benedetto XVI esiste una “sapienza naturale” che può costituire un “alfabeto” parlato contemporaneamente dall’occidente e dal mondo islamico.

 

Sempre nel discorso al corpo diplomatico, il Papa ha detto che «promuovere la verità morale nella vita pubblica esige uno sforzo costante per fondare la legge positiva sui principi etici della legge naturale». Che senso ha questo richiamo fatto sulla base di termini che potremmo definire ormai “estranei” al mondo della cultura?

 

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