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PAPA/ Magister: a Cipro la "sapienza" di Benedetto ha unito oriente e occidente

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Benedetto XVI a Cipro (Ansa)  Benedetto XVI a Cipro (Ansa)

 

È il fondamento di quella “sapienza”. Cipro è il simbolo dell’incontro tra la cultura greca, il potere e la legge di Roma e la fede di Gerusalemme. Il papa si è trovato nell’opportunità di riandare agli elementi costitutivi comuni della nostra civiltà, che possono consentire, con la sapienza e la pazienza necessaria, di affrontare in modo costruttivo quelle divisioni di cui ancora Cipro purtroppo è un grande segno, reso manifesto dal muro che l’attraversa.

 

Il papa è arrivato a Cipro in un momento non facile, dopo il blocco da parte di Israele degli aiuti a Gaza e dopo la morte in Turchia del vescovo Padovese. Quanto secondo lei questi fattori hanno pesato sul viaggio?

 

La mia impressione è che la Chiesa e il Papa abbiano fatto di tutto per non farsi “imprigionare” da questo fatto tragico. Benedetto XVI ha tentato, è vi è in larga parte riuscito, a non legare l’esito di un messaggio che si vuole per il futuro, non solo immediato, alle vicende di un giorno. Che a loro volta restano però emblematiche, e non va dimenticato, di una situazione generale nella quale si trovano i cristiani di queste terre. Tutti i cristiani che vivono in Medio oriente sanno di essere continuamente esposti al pericolo a causa della loro fede, e la loro testimonianza è legata ogni volta ad una scelta coraggiosa.

 

Il Papa ha rinnovato l’appello alla comunità internazionale a intervenire in Terra santa contro la violazione dei diritti umani e del diritto internazionale di cui sono vittime i palestinesi. Quanto può contare il richiamo della Chiesa?

 

Dal punto di vista politico, il ruolo che possono svolgere la Chiesa e il Papa è a mio giudizio modesto. Sono decenni che la Chiesa si esprime sul dramma israelo-palestinese, l’ascolto di questi appelli è minimo e la capacità di incidere, purtroppo, è altrettanto ridotta. La Chiesa ha un ruolo minore, come è ormai minore il ruolo dei cristiani in quelle terre. Non è tanto una ricetta politica che la Chiesa è in grado di offrire, ma le ragioni di una speranza che vale per tutti gli attori politici disponibili a prendere sul serio la posta in gioco della pace.

 

 



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