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venerdì 16 luglio 2010
Smantellare il mondo non è una novità, è il progetto che da sempre persegue “Codalunga”: ricordate quella mela? Ha detto bene il Papa, “i cristiani sono sempre stati perseguitati dal Potere, sempre tentati dal male come tutti, sempre sbeffeggiati e scherniti, accusati di falsità e senza tregua puniti per le loro colpe”.
A questo “sempre” che viene dall’esterno, giustamente papa Benedetto, non si ferma, ma ci spinge oltre con la sua denuncia sui mali interni della Chiesa e dei suoi uomini. Tutto ciò avviene in un contesto particolarmente chiaro di attacchi concentrici alla tradizione cristiana, all’idea di persona, famiglia, comunità, solidarietà, responsabilità, ecc.
Eugene Ionesco, riguardando all’ideologia e all’eugenetica di fine Ottocento e inizio Novecento, spronava i suoi contemporanei a “non evocare mai più quegli spettri”. Purtroppo, le due Sentenze della Corte tedesca, selezione embrionale ed eutanasia, sono gli ennesimi passi spediti verso quella fornace terribile.
Troppe coincidenze, troppe chiare azioni, troppi gruppuscoli “eterodiretti” che colpiscono nella medesima direzione. Abbattere la Chiesa, la comunità dei credenti nei quali è presente Gesù. Una Chiesa che ha un capo, Vicario e Pastore, mai come oggi impersonato da papa Benedetto. Si vuole sovvertire il mondo, e, nello stesso tempo, creare l’uomo nuovo con la società nuova, senza Dio e senza dignità umana.
Ci metteva in allerta Romano Guardini sui pericoli della potenza della tecnica, ma noi abbiamo dimenticato la sua saggezza. Un uomo fascio di reazioni (soprattutto consumistiche e sessuali) al posto della persona (singolo-comunità, libertà-responsabilità); la temporaneità di coppia (omosex-etero di fatto) al posto della famiglia stabile; il disfacimento sociale (libertarismo assoluto) al posto di (diritti-doveri-gratuità), e sullo sfondo l’emergere di un nuovo “statalismo” e di nuovi poteri economici e multinazionali, una oligarchia potente e insaziabile.
È evidente che la voce di Pietro è oggi l’unica che si pone a difesa della natura e del cuore dell’uomo, dei doveri di solidarietà e responsabilità, della ragione e della fede, del futuro. Lo fa senza “moralismi” ma per una gioiosa sequela della Verità. Sfugge o viene ridicolizzata la promessa di Cristo, e allora bene ha fatto il Papa a ricordarlo: “Non prevalebunt!”.
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