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POESIA/ Il viaggio nel nostro Paese, attraverso gli occhi di Pascoli, Montale e D'Annunzio

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Quindi Rondoni prosegue il viaggio nell’Italia dei poeti: c’è la Bologna di Carducci (Nella piazza di san Petronio), la Firenze vecchia di Campana, la Milano di Marinetti. Ma anche la Sicilia di Quasimodo (Lamento per il Sud), la Romagna di Pascoli e la Liguria di Montale, di cui Rondoni legge una poesia che ama molto, I limoni. C’è spazio per il poeta-vate D’Annunzio, che nella sua Sera fiesolana riprende addirittura il Cantico delle Creature di san Francesco, iniziatore della nostra poesia, ma anche per i più “quotidiani” Palazzeschi e Govoni. Perché lo straordinario è possibile ovunque, come diceva Rebora: “vien nelle ore mediocri l’eterno”. Ed ecco quindi Il Pianto della Scavatrice di Pasolini e poi Ungaretti, con il suo Taccuino del Vecchio.


Rondoni conclude infine il viaggio di nuovo a Firenze, con un testo dell’amico e maestro Mario Luzi, tratto da una delle sue ultime raccolte, Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini. Ma si potrebbe continuare a lungo: «questo è solo un assaggio, un invito magari a farsi la propria antologia poetica personale», esorta Davide. Prima di salutarsi c’è ancora il tempo per tre poesie, questa volta scritte dallo stesso Rondoni e accompagnate dalle musiche di Virelli. Poi si torna tutti a casa, rigenerati da questo sorso di bellezza nonostante la calura estiva. «La poesia - aveva commentato Rondoni introducendo la serata- non è qualcosa di già dato, ma si ha insieme. Accade». E sicuramente questa sera è accaduta. 

 

(di Anna Colombo)



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