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Cronaca

LETTERA/ Bertone: il vero crimine di Formigoni? "Curare" il debito italiano

L’attacco al modello Lombardia in sanità è da tempo l’operazione preferita di molti intellettuali. Ma non tutto si può ridurre ideologicamente a tangenti e malaffare. UGO BERTONE risponde alle accuse infamanti circolate in questi giorni

Roberto Formigoni (Imagoeconomica)Roberto Formigoni (Imagoeconomica)

Caro direttore,

Non sono un esperto di Sanità. Né intendo spacciarmi come tale. Ma fa una certa impressione leggere, ventiquattrore dopo l’accorato assalto di Gad Lerner al modello Lombardia nella sanità, espressione “della destra mortificante sia in termini di valori civili che di servizi resi ai cittadini”, una paginata sul nuovo modello organizzativo di Niguarda.

Leggo, sempre su Repubblica, vetrina non sospetta di partigianeria per l’attuale maggioranza, che dopo un investimento estremamente impegnativo (130 milioni solo per il blocco Sud) sta per decollare a Niguarda un modello organizzativo di stampo nuovo, dove i pazienti verranno “assistiti in base all’intensità della cura”.

Il singolo primario non avrà più il controllo del “suo” reparto ma dovrà muoversi andando al letto dei malati in questo o quel settore a seconda delle cure richieste. Ripeto, di sanità ne capisco poco. Prendo atto che il modello prevede maggior flessibilità e taglio dei costi. Ammaestrato dalla lettura di Gad Lerner, però, interpreto il tutto come l’ennesima riprova che qualcosa di marcio c’è sotto la Madonnina. Ovvero che la riforma che muove così tanti quattrini, in fondo non può che giovare: a) alla Sanità privata, quella delle cliniche di Ligresti o dell’Humanitas (ma per carità, non tocchiamo quelle della Cir che si apprestano ad andare in Borsa); b) alla ‘ndrangheta che ha già infilato i sui uomini nei gangli vitali del sistema; c) alla macchina elettorale e clientelare del boss che da vent’anni governa in Lombardia.

Eppure, leggo sempre su Repubblica, il sistema progettato dal direttore generale del Cerba Maurizio Mauri, è il risultato di una riforma che nasce da lontano, addirittura dieci anni fa per iniziativa “dell’allora ministro della Sanità, Umberto Veronesi, e di Renzo Piano. Un modello di sanità che ottimizza i servizi, taglia gli sprechi e rende meno dura la vita del malato”.

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