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Cronaca

LA STORIA/ Quell’incontro con Mino D’Amato e il nostro folle progetto in Romania

Era il 1992 quando ALBERTO PEZZI conobbe Mino D’Amato, il giornalista Rai recentemente scomparso. Insieme hanno lavorato a un progetto per i bambini della Romania

Mino D'Amato (Foto Imagoeconomica)Mino D'Amato (Foto Imagoeconomica)

Con l’associazione Famiglie per l’Accoglienza erano tre anni che, durante l’estate, facevamo accoglienza a centinaia di ragazzi provenienti dalla Romania - forse per primi in Italia appena caduto il regime di Ceausescu. Circa 2000 complessivamente, presso le nostre famiglie, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, iscritte all’associazione.

 

La notte di Natale del 1992 Riccardo Bonacina ci chiama a raccontare l’esperienza alla trasmissione “Il coraggio di vivere”. In scaletta, un filmato sul disagio dei bambini in Romania, un’esperienza positiva di costruzione e un “padrino”, Mino Damato. Avevamo 120 secondi per dire del nostro lavoro: per me, che mi trovavo per la prima volta davanti alla telecamere, non fu facile.

Al termine i taxi ci aspettavano e quindi, via di corsa! Ma, mentre uscivo, mi raggiunse Mino: “Mi avete convinto, mi serve aiuto, ho un ospedale da ristrutturare a Bucarest, ho già trovato i soldi ma tutti coloro che ho coinvolto fino ad ora non mi sembrano all’altezza; di voi mi fido, questo è il mio telefono. Venitemi a trovare in piazza Belle Arti a Roma”. 120 secondi e la fiducia era scattata. Mino era così!

Poche parole per aprire un’avventura importante che porterà al raggiungimento dell’obiettivo finale: quello che sarebbe stato definito il più bel reparto sanitario della Romania. Nel tempo con progetti successivi sarebbe diventato punto di riferimento per la lotta all’AIDS pediatrico nel paese.

Quello che però vorrei ricordare è l’aspetto umano di questa grande avventura: l’amicizia con Mino.

La fase iniziale, intanto, cioè la scoperta che il lavoro era almeno dieci volte più importante di quello che lui aveva previsto. Serviva lanciarsi quindi in una raccolta fondi adeguata.

Un giorno mi chiama e mi dice di cercare una sala a Milano sabato pomeriggio e di essere lì con un rappresentante di Avsi, l’Ong internazionale a cui avevamo affidato la titolarità dei lavori futuri.

Mentre arrivo a Milano, ecco la telefonata di Mino che - solito al last minute in tutto - ha perso l’aereo. Mi ritrovo, perciò, solo all’incontro con il direttore dell’Avsi Alberto Piatti, ed entrambi non sappiamo chi verrà. Alle 15.30 suona il campanello: arrivano Adriano Galliani e la moglie per coinvolgersi nel progetto.

Un pool di aziende importanti, poi, fissa un appuntamento sul lago Maggiore un sabato mattina. Incontro decisivo per la raccolta fondi. Scopriamo che la data coincide con il matrimonio del figlio di Mino.

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