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IL CASO/ La vera colpa della sanità lombarda? Non essere gestita dagli eredi del ’68

Dopo Ugo Bertone, GIULIO SAPELLI commenta la recente polemica apertasi contro il sistema Lombardia, in particolare nel mondo della sanità

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Caro direttore,

 

ci sono due figure retoriche che dominano l’italiano universo linguistico e quindi la politica e le relazioni sociali. La prima si presenta come non condivisione della memoria. La seconda come metonimia, ossia il prender la parte e farne il tutto, distruggendo così ogni possibilità di analisi sociale condotta con probità scientifica. La recente polemica contro la sanità lombarda riflette questo universo distorsivo dell’esserci nel mondo e via via si configura come una vera e propria antologia della falsificazione analitica.

 

Architrave di essa è il riferimento continuamente positivo al sessantotto, topos classico di un esteso ceto che oggi occupa i gangli del potere di una parte del nostro sistema sociale: chi si è schierato contro di esso è continuamente insultato e svillaneggiato ancora oggi. E si trattava, a quel tempo, da un lato, di uno sparuto gruppo di comunisti riformisti che furono dispersi e derisi. Invece, dall’altro lato, un nutrito gruppo di giovani guidati da un prete povero e carismatico, con Gioventù Studentesca apriva la via alla speranza che potesse sempre esistere una logica argomentativa non fondata sulla violenza fisica e verbale.

 

Da quella testimonianza cristiana sarebbero nate Comunione e Liberazione e poi la Compagnia delle Opere che invera il sogno di un aggregato d’imprese - e sono migliaia - che non siano solo capitalistiche, ma anche no profit, cooperative e che abbiano sempre al centro la persona e non il profitto come fine. In questo contesto culturale è cresciuto via via un formidabile e benefico assetto di government che ha avuto come epicentro la Regione Lombardia con il presidente Formigoni il quale non ha affatto tradito l’originaria ispirazione sociale del cattolicesimo lombardo, ma l’ha inverata pienamente, pur tra errori, debolezze, autocritiche.

 

Proprio nella sanità l’azione amministrativa, quindici, venti anni or sono, manifestava la sua debolezza nei confronti dei cittadini. La filosofia dell’umanesimo cristiano vivificata dal rapporto con la cultura della common law nordamericana rinverdì, invece, il sino ad allora dimenticato principio della sussidiarietà e della competizione tra pubblico e privato. E oggi le code non ci sono più come un tempo, le spese sono diminuite, i bilanci sono a posto, la cura del malato è al centro dell’operare, la sanità lombarda è la migliore al mondo, con quella dei paesi scandinavi.

 

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