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IL CASO/ La vera colpa della sanità lombarda? Non essere gestita dagli eredi del ’68

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Certo i direttori delle unità sanitarie sono scelti anche tra affidabili membri della componente culturale del presidente, ma ci sono persone come il carissimo e grande sindaco indimenticabile Carlo Tognoli che hanno operato con libertà e sino a quando hanno voluto. In ogni caso non facciamo i nicodemisti: è vero che uno sforzo di trovare affidabilità in persone non direttamente omologabili con l’originario messaggio potrebbe essere compiuto con più coraggio. Il sistema ne guadagnerebbe, grazie alla libera diversità.

 

Ma non è questo il problema che si è posto nella polemica. Si è usata, invece, in modo sconvolgente, la metonimia: un’operazione coraggiosa e straordinaria di polizia, anti mafia, anti camorra, anti ’ndrangheta sotto la diretta responsabilità di un eccellente ministro degli Interni come Maroni colpisce anche - e come non potrebbe, in democrazia e in una società densa e differenziata e permeabile alle infiltrazioni criminali - alcuni esponenti che hanno rapporti con le cuspidi del potere politico.

 

Ebbene, la parte si trasforma con spregiudicatezza, allora, in tutto. È il sistema sanitario lombardo in quanto tale, infatti, a essere chiamato alla sbarra con una violenza ideologica e linguistica inaudita. E pensare che i processi non sono neppure iniziati. C’è un imbarbarimento: è innegabile.

 

Rimane un senso di grande tristezza. All’età di sessantatre anni mi guardo indietro e vedo che gli sforzi per inverare una società dell’argomentazione anziché dell’insulto, di diffondere una conoscenza scientifica e non propagandistica dei malesseri corruttivi, sono stati vani dinanzi all’accecamento ideologico.

 

Si vuole un esempio? Non si può esser d’accordo con l’inevitabile risultato analitico universalmente riconosciuto che corruzione e malaffare e clientelismo conducono al disastro economico e sociale in ogni settore della società e poi confrontare questa teoria con lo stato ottimo di salute della sanità lombarda… la contraddizione è evidente.

 

Pare, tuttavia, che la condivisione dell’analisi sia impossibile e solo la guerra ideologica sia la strada che si vuol intraprendere - ancora una volta - nell’Italia di oggi. E in Lombardia: nella regione più ricca al mondo e che vorremmo invece fosse, in guisa condivisa, anche la più civile.



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