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LOVE PARADE/ Trotta (Barley Arts): ci vogliono lasciare solo la tv. Meluzzi (psichiatra): hanno scatenato istinti atavici, reazione inevitabile

love-parade_follaR375.jpg (Foto)

«VOGLIONO VIETARCI DI VIVERE» - La Love Parade esiste da 25 anni e, prosegue Trotta, «finora non ha mai creato problemi, è stato un movimento di persone che si sono riunite spontaneamente per fare parte di una collettività che vuole solo divertirsi e vivere. E se adesso vogliono vietare alle persone anche di vivere, basta dirlo». Per l’organizzatore di Barley Arts, «l’unico problema tutt’al più può essere che la manifestazione era urbana. Forse lo spazio per la parte finale dell’evento era troppo stretto rispetto al numero di persone arrivate da ogni dove. E soprattutto, le nostre città di origine antica non sono probabilmente più adatte a ospitare questo tipo di assembramenti».

 


SOLI NELL’ERA DI FACEBOOK
- Ma al di là degli interrogativi su eventuali responsabilità, che saranno chiarite dalla magistratura, la riflessione che si impone per Trotta è un’altra: «Perché, anche nell’era di Internet, degli sms, delle chat e di Facebook, ci sentiamo così soli da sentire il bisogno di scendere in piazza per questi riti collettivi, accomunati dalla musica, dallo sport o dalla religione? Certi eventi sono una valvola di sfogo, proprio come il carnevale o il Capodanno. E’ vero che in queste occasioni spesso le persone “escono dai binari”. Ma perché ergerci a giudici di quanti avvertono questa necessità, anche solo per una volta l’anno?». Eppure le polemiche subito dopo la strage si sono scatenate, qualcuno ha accusato gli organizzatori per avere fatto continuare lo show… «E che cosa avrebbero dovuto fare? Comunicare al microfono che erano morte 20 persone? Troppo facile sparare sentenze e giudizi, la verità è che quella massa di persone non si poteva controllare neanche con il migliore servizio d’ordine, perché era numerosa e in spazi ristretti».

 

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