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Cronaca

LOVE PARADE/ Trotta (Barley Arts): ci vogliono lasciare solo la tv. Meluzzi (psichiatra): hanno scatenato istinti atavici, reazione inevitabile

love-parade_follaR375.jpg(Foto)

 
QUANDO IL FANATISMO E' UN KILLER
- Ovvio che poi il giudizio di Trotta sui grandi eventi di massa non è positivo a prescindere. «E’ una questione di sensazioni personali e di momenti – precisa -. Sentirsi parte della collettività in certi momenti può fare bene, ma non deve essere l’unica possibilità di comunicare con le altre persone. Bisogna ricordarsi di chi ci sta vicino per davvero, con chi abiti, lavori, chi vive nel tuo palazzo, gli amici e i familiari. I grandi concerti devono essere delle opzioni, e non le uniche. E l’importante è non fanatizzare. Io il fanatismo non lo digerisco, di qualsiasi tipo si tratti».

 

Un ruolo fondamentale può essere giocato dall’educazione. «Nessuna politica repressiva sarà giustificata, ma credo invece in un difficile e complesso ma necessario bisogno di educazione delle persone, di tutte le persone, sui criteri base del comportamento necessario per affrontare situazioni di emergenza». Infine, per il fondatore di Barley Arts occorre anche che i concerti siano pensati in modo diverso. «Spesso si cura solo quello che c’è sul palco, al resto non ci si fa caso. Con una tendenza al gigantismo, all’eventismo e a produzioni sempre più ricche, schermi e scenografie. Ma si è dimenticato l’aspetto fondamentale, quello ricettivo, di location, che cosa si vende nei bar dentro allo spazio del concerto e quanto lo si fa pagare. Il concerto è un’esperienza, di cui lo spettatore deve portare con sé un ricordo positivo dal momento in cui è entrato a quello in cui è uscito».