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WIKILEAKS/ Viroli: il governo la ritiene un pericolo. Ma farebbe mai una “Legge bavaglio”

Maurizio Viroli professore di Teoria politica alla Princeton University, addita la pubblicazione, da parte di Wikileaks, di 75mila documenti segreti rigurdanti il Pentagono e la guerra in Afghanistan come esempio di ilbertà giornalistica che anche l’Italia dovrebbe seguire

giornali_pacco2R375.jpg (Foto)

IL GOVERNO USA DOPO IL CASO WIKILEAKS NON FAREBBE MAI UNA LEGGE BAVAGLIO - Maurizio Viroli professore di Teoria politica alla Princeton University, addita la pubblicazione, da parte di Wikileaks, di 75mila documenti segreti riguardanti il Pentagono e la guerra in Afghanistan come esempio di libertà giornalistica che anche l’Italia dovrebbe seguire. Secondo il professore, nonostante il governo Usa ritiene Wikileaks un pericolo, non si sognerebbe mai di fare un legge bavaglio.

 

«Il giornalismo è la spina dorsale della libertà dell’opinione pubblica»: lo ha dichiarato Maurizio Viroli, professore di Teoria politica alla Princeton University, commentando, intervistato da Il Fatto quotidiano, la pubblicazione, da parte di Wikileaks, di 75mila documenti segreti riguardanti il Pentagono e la guerra in Afghanistan. «Pur tra tante contraddizioni, negli Stati Uniti c’è la tendenza a rendere il potere sempre più visibile ai cittadini. In Italia succede l’opposto. E il potere politico, reso invisibile, diventa sempre più incontrollabile», ha sentenziato il docente, aggiungendo che «se in un Paese la stampa non ha più il senso della propria missione, la vita democratica si incrina. È difficile parlare di libero consenso, se non c’è libero dissenso».Duro il suo giudizio sull’Italia e, com’era prevedibile, sui “media di regime” controllati da Berlusconi. Sui quali avrebbe anche n potere indiretto: «è in grado di evitare che pure i direttori delle testate non sue esercitino una critica severa su quello che accade».

 

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