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GIORNALI/ 1. Sansonetti: da comunista dico sì al "bavaglio"

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

A me sembra che travolga la sinistra e la ponga in una posizione del tutto subalterna ai settori illiberali della destra. Per questo sono angosciato, e un po’ indignato. Una sinistra che inghiotte con spensieratezza lo schiaffo subito a Pomigliano dalla Fiat (lo schiaffo antioperaio) e si straccia le vesti per una legge che ostacola il potere spionistico, a me sembra morta.

 

La legge contro la quale gli editori (spalleggiati dalla Fnsi) hanno dichiarato la serrata, non sarà una legge perfetta ma ha il pregio di difendere la privacy e la libertà dei cittadini e di ostacolare l’invadenza dei poteri occulti e la loro possibilità di guidare la lotta politica.

 

Chiamarla legge bavaglio è una trovata propagandistica che a me ricorda molto certe formule “berlusconiane” . È politica spettacolo. Ma Berlusconi, se scendiamo sul piano della politica spettacolo, è molto più bravo di noi. A noi converrebbe riportare la politica sul piano della politica-politica. Sembra però che non ne siamo capaci.

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COMMENTI
11/07/2010 - comunismo e anticomunismo (Mauro Ferri)

Sono anticomunista da sempre, ma Piero Sansonetti mi è sempre piaciuto, se c'è lui non perdo un dibattito. Non demonizza né delegittima l'avversario, gli riconosce meriti e capacità. Dice sempre quel che pensa e pensa sempre quel che dice: si può essere sempre sicuri che non sta mentendo. In effetti in fondo (e lui non lo sa), non è comunista.

 
09/07/2010 - Sono incerto se con palme o senza (spadon gino)

Con questo articolo Pietro Sansonetti merita largamente di essere incoronato Sofista e Voltagabbana di prima classe. E ciò per non aver seguito l’elementare principio secondo il quale “comparaison n’est pas raison”. Infatti il nostro Zenone-Talleyrand, dopo aver rievocato la nota opposizione tra sciopero (azione del lavoratori volta a danneggiare il padrone) e “serrata”(azione del padrone volta a danneggiare i lavoratori) conclude dicendo che poiché “da giornalista di sinistra, ha sempre considerato le serrate l’aspetto più reazionario e odioso delle politiche padronali” la sua decisione è quella di non aderire alla protesta. Accostamento assurdo in base al quale si dovrebbe concludere gli Editori rinunciano a incassar denaro per farla pagareagli operai-lettori (?). E se fosse vero, invece, che gli editori tacciono per dire agli operai-lettori di stare in guardia perchè il silenzio di un giorno non diventi il silenzio di venti anni come avvenne sotto il fascismo? Come pensa di difenderla, Sansonetti, la libertà di informare e di essere informati? Forse smettendo, come ha già fatto, il look del rivoluzionario per adottare quello del funzionario pidiellota? O forse, come fa in questo articolo, definendo “trovata propagandistica” la dizione “legge bavaglio”? Oppure affermando che “se scendiamo sul piano della politica spettacolo, Berlusconi è molto più bravo di noi”? “Noi” chi, Sansonetti? Non certo Lei che capita l’antifona si è già dato con entusiasmo al valzer.

 
09/07/2010 - Magistratura (Silvio Riva)

Bene, ma vorrei sentire affermare anche da sinistra che il bavaglio va messo alla magistratura, con risvolti penali. Il titolare di ogni fase di inchiesta (GIP,GUP,PM che sia)non deve passare a giornalisti notizie prima che sia chiuso il procedimento e si vada a giudizio. In ogni caso non registrazioni penalmente irrilevanti e di persone non indagate (quando garba loro, sono ben capaci di mettere "omissis"). Se no paga lui (o tutta la "filiera" inquirente), anche penalmente (ed economicamente, per danni di immagine e stress mediatici procurati agli innocenti). Tenga tutto in cassaforte. Senza scusanti. La libertà di stampa sarebbe salvaguardata: non si scrive se non si sa. Le illazioni gratuite, i teoremi senza prove, invece, se fanno danni si pagano.

 
09/07/2010 - intercettazioni (rossana zappasodi)

una delle cose che considero più deleterie del mondo della cd. informazione di oggi è quella di commentare cose il cui contenuto viene dato per scontato. Si bypassa la realtà senza farla conoscere e senza confrontarsi lealmente sull'effettivo oggetto del commento e dell'opinione. Quasi che ogni opinione sia di per sé legittima, a prescindere dal dato di fatto cui si riferisce. Questo a mio avviso è necessario anche se uno "di principio" ritiene di condividere l'articolo che legge. Proprio perché non si vuole diventare ideologici (di qualsiasi parte si tratti), ma si vuole imparare a giudicare. Per questo motivo se si vuole dare un contributo veramente utile al dibattito, credo sia necessario predisporre sempre un link all'oggetto di cui si discute. Nella specie: il testo del disegno di legge sulle intercettazioni e il testo della normativa attualmente vigente. Grazie.