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GIORNALI/ 1. Sansonetti: da comunista dico sì al "bavaglio"

Pubblicazione:venerdì 9 luglio 2010

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Quando ero ragazzo mi spiegarono la differenza tra sciopero e serrata. Lo sciopero - mi dissero - è quello dei lavoratori, che interrompono la produzione per danneggiare il padrone e quindi indurlo a trattare. La serrata è l’opposto dello sciopero: la fanno i padroni, che chiudono la fabbrica per danneggiare i lavoratori e costringerli a piegarsi.

 

Oggi mi chiedo: gli editori sono lavoratori? No, evidentemente no: gli editori sono padroni. E gli editori, che si sono messi alla guida di un fronte corporativo di giornalisti, hanno deciso che oggi non escono i giornali. Diciamo che questa giornata di silenzio- stampa può definirsi una serrata.

 

Per questo io, che sono giornalista e cerco di essere giornalista libero, non aderisco: siccome sono sempre stato di sinistra, ho sempre considerato le serrate l’aspetto più reazionario e odioso delle politiche padronali. E anche il mio giornale (il settimanale “Gli Altri”, essendo un settimanale di sinistra non aderisce alla protesta e oggi sarà regolarmente in edicola).

 

Mi scuserete se uno questi toni un po’ antichi, da sindacalista d’altri tempi. Lo faccio perché sono molto arrabbiato. Sono arrabbiato perché la discussione politica sulla legge che limita le intercettazioni (e la possibilità di pubblicarle sui giornali) sta avvenendo in forme assolutamente fumose, e a parti invertite.

 

È una legge che limita il potere delle spie e frena lo strapotere degli editori, cioè - esattamente - ridimensiona i poteri occulti che da decenni guidano e condizionano la politica italiana. Sarebbe logico che in modo aperto la sinistra difendesse questa legge (magari correggendone alcuni articoli che certo non sono perfetti) e la destra reazionaria invece le si opponesse con tutti i mezzi, considerandola una legge ostile. Invece la destra reazionaria si è alleata con la sinistra e ha accettato che la sinistra assuma la leadership della protesta rovesciando così lo stato delle cose e la limpidezza del dibattito politico.

 

A me non sembra che questo gigantesco equivoco - che vede la sinistra italiana accettare la leadership di Carlo De Benedetti, di Rupert Murdoch, e dei due gemellini figli di Montanelli (che è stato il più conservatore dei giornalisti italiani del ‘900) Feltri e Travaglio - sia un equivoco da poco.

 

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COMMENTI
11/07/2010 - comunismo e anticomunismo (Mauro Ferri)

Sono anticomunista da sempre, ma Piero Sansonetti mi è sempre piaciuto, se c'è lui non perdo un dibattito. Non demonizza né delegittima l'avversario, gli riconosce meriti e capacità. Dice sempre quel che pensa e pensa sempre quel che dice: si può essere sempre sicuri che non sta mentendo. In effetti in fondo (e lui non lo sa), non è comunista.

 
09/07/2010 - Sono incerto se con palme o senza (spadon gino)

Con questo articolo Pietro Sansonetti merita largamente di essere incoronato Sofista e Voltagabbana di prima classe. E ciò per non aver seguito l’elementare principio secondo il quale “comparaison n’est pas raison”. Infatti il nostro Zenone-Talleyrand, dopo aver rievocato la nota opposizione tra sciopero (azione del lavoratori volta a danneggiare il padrone) e “serrata”(azione del padrone volta a danneggiare i lavoratori) conclude dicendo che poiché “da giornalista di sinistra, ha sempre considerato le serrate l’aspetto più reazionario e odioso delle politiche padronali” la sua decisione è quella di non aderire alla protesta. Accostamento assurdo in base al quale si dovrebbe concludere gli Editori rinunciano a incassar denaro per farla pagareagli operai-lettori (?). E se fosse vero, invece, che gli editori tacciono per dire agli operai-lettori di stare in guardia perchè il silenzio di un giorno non diventi il silenzio di venti anni come avvenne sotto il fascismo? Come pensa di difenderla, Sansonetti, la libertà di informare e di essere informati? Forse smettendo, come ha già fatto, il look del rivoluzionario per adottare quello del funzionario pidiellota? O forse, come fa in questo articolo, definendo “trovata propagandistica” la dizione “legge bavaglio”? Oppure affermando che “se scendiamo sul piano della politica spettacolo, Berlusconi è molto più bravo di noi”? “Noi” chi, Sansonetti? Non certo Lei che capita l’antifona si è già dato con entusiasmo al valzer.

 
09/07/2010 - Magistratura (Silvio Riva)

Bene, ma vorrei sentire affermare anche da sinistra che il bavaglio va messo alla magistratura, con risvolti penali. Il titolare di ogni fase di inchiesta (GIP,GUP,PM che sia)non deve passare a giornalisti notizie prima che sia chiuso il procedimento e si vada a giudizio. In ogni caso non registrazioni penalmente irrilevanti e di persone non indagate (quando garba loro, sono ben capaci di mettere "omissis"). Se no paga lui (o tutta la "filiera" inquirente), anche penalmente (ed economicamente, per danni di immagine e stress mediatici procurati agli innocenti). Tenga tutto in cassaforte. Senza scusanti. La libertà di stampa sarebbe salvaguardata: non si scrive se non si sa. Le illazioni gratuite, i teoremi senza prove, invece, se fanno danni si pagano.

 
09/07/2010 - intercettazioni (rossana zappasodi)

una delle cose che considero più deleterie del mondo della cd. informazione di oggi è quella di commentare cose il cui contenuto viene dato per scontato. Si bypassa la realtà senza farla conoscere e senza confrontarsi lealmente sull'effettivo oggetto del commento e dell'opinione. Quasi che ogni opinione sia di per sé legittima, a prescindere dal dato di fatto cui si riferisce. Questo a mio avviso è necessario anche se uno "di principio" ritiene di condividere l'articolo che legge. Proprio perché non si vuole diventare ideologici (di qualsiasi parte si tratti), ma si vuole imparare a giudicare. Per questo motivo se si vuole dare un contributo veramente utile al dibattito, credo sia necessario predisporre sempre un link all'oggetto di cui si discute. Nella specie: il testo del disegno di legge sulle intercettazioni e il testo della normativa attualmente vigente. Grazie.