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GIORNALI/ 3. Giannini (Repubblica): via il bavaglio, le intercettazioni fanno bene

Pubblicazione:venerdì 9 luglio 2010

Massimo Giannini (Imagoeconomica) Massimo Giannini (Imagoeconomica)

 

Il principio di punire gli editori è una follia, e introduce all’interno degli ambienti editoriali una grave e pericolosissima distorsione dei ruoli, perché spinge l’editore a entrare in redazione e a decidere cosa va pubblicato e cosa no, decisione che invece spetta rigorosamente soltanto alla direzione giornalistica. Si dovrebbe invece introdurre il principio della responsabilità obiettiva dei capi della procura quando vi siano fughe di notizie a proposito di materiali di indagine coperti dal segreto istruttorio.

 

In Gran Bretagna è solo il primo ministro ad autorizzare, in casi di grave necessità, le intercettazioni telefoniche, che possono essere pubblicate solo se sono prove in tribunale. È quello un paese più autoritario del nostro?

 

Citare questi esempi rischia di essere fuorviante. Le intercettazioni scandalistiche tra il principe Carlo e Camilla Parker Bowles non ebbero bisogno di alcuna autorizzazione e furono liberamente pubblicate dalla stampa britannica senza che questo destasse alcuno scandalo per coloro che l’avevano fatto. Le maglie, come si vede, sono molto più larghe di quanto rischiano di diventarlo nel nostro paese. A meno che non vogliamo pensare che anche in Italia sia opportuno attribuire alla politica, addirittura al capo del governo, il potere di autorizzare personalmente le intercettazioni. Vorrebbe dire aumentare ancor più l’autocrazia incarnata da Silvio Berlusconi, in capo al quale esiste già un grave e scandaloso conflitto di interessi.

 

In un articolo scritto per il sussidiario, Piero Sansonetti si dice preoccupato che la battaglia contro il ddl possa favorire certi “poteri forti”, ai quali la sinistra è tradizionalmente contraria.

 

Bisognerebbe dare un cognome a questi poteri forti. Sansonetti è ormai un «benaltrista»: ogni volta che c’è una questione controversa che riguarda il rapporto tra maggioranza e opposizione o il presidente del Consiglio, dice sempre che il problema è altrove, che ci vorrebbe «ben altro». Faccio un’enorme fatica a capire chi siano davvero i poteri forti, così spesso evocati ma al tempo stesso così difficili da definire.

 

«È una legge - scrive Sansonetti - che limita il potere delle spie e frena lo strapotere degli editori, cioè ridimensiona i poteri occulti che da decenni guidano e condizionano la politica italiana».

 

Faccio francamente fatica a considerare gli editori poteri forti del nostro paese. In realtà, se proprio vogliamo trovare un potere forte, a me pare che esso sia rappresentato dalla politica, e specificamente dal presidente del Consiglio, che non è solo capo legittimo, eletto dagli italiani, del governo del paese, ma anche proprietario di un impero mediatico, industriale e finanziario. La sua situazione non ha eguali nel mondo democratico. Penso che a caratterizzare la democrazia sia il senso del limite, e che il potere che non riconosce più la necessità di autolimitarsi non sia più democratico.

 

(Federico Ferraù)

 

 



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
12/07/2010 - W il benaltrismo di Sansonetti ! (Roberto Bera)

Perchè è veramente "ben altro" quello che mi interessa! Es. lo spostamento in avanti delle pensioni (alla generazione che ha pagato di più nella storia e nel mondo in fatto di contributi previdenziali) senza cambiare mentalità delle aziende nei confronti degli "over50" che conseguenze ha? Perchè i giornali non ne parlano? Ritengo che la battaglia contro la legge bavaglio e il quasi-silenzio sul "benaltro" sia sintomo che ormai la lotta sia tra "fazioni" che solo nominalmente si richiamano a "destra" "sinistra" (soprattutto la sinistra è solo simbolica!). Il "popolo" è visto solo come "clientes" e non come legittimo portatore di interessi da interpretare e realizzare in ottica non corporativa, ma per il bene comune. Congratulazioni a Sansonetti.

 
09/07/2010 - a chi? (CARLO ANTONIO CROCICCHIA)

Trovo aberrante che si discuta ancora se le intercettazioni debbano essere o no pubblicate. In primis è secondo me però aberrante che in questo ci sia una così forte "sorveglianza" dei cittadini. Sarò esagerato, ma mi pare di poter dire che il rischio che tutti possano essere ascoltati, nelle loro faccende (lecite) più private, sia atroce in un Paese civile. Così come, seppur conosco la curiosità morbosa di molti italiani, che la stampa debba ricevere (perchè poi dai tribunali escano impunemente non l'ho ancora capito)e pubblicare le intercettazioni non mi è chiaro. In definitiva ritengo utile che restino le intercettazioni a carico di coloro su cui si indaga per reati gravi. Ma mi pare indecente che si facciano intercettazioni a tappeto, alla ricerca di qualcuno che incidentalmente possa essere "beccato". E giornalisti, come le forze di polizia, dovrebbero rimettersi a fare il loro mestiere di indagine, invece di stare tutti fuori dalle cancellerie (i primi)e con la cuffia in testa (i secondi)!