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Cronaca

GIORNALI/ 3. Giannini (Repubblica): via il bavaglio, le intercettazioni fanno bene

MASSIMO GIANNINI, vicedirettore di Repubblica, il quotidiano simbolo dell’opposizione frontale alla «legge-bavaglio», spiega le ragioni dello sciopero

Massimo Giannini (Imagoeconomica)Massimo Giannini (Imagoeconomica)

Oggi Repubblica non è in edicola: la scelta, come recitava l’editoriale di ieri, è quella di «scioperare per difendere la libertà di informare». Il sussidiario ha parlato con Massimo Giannini, vicedirettore del quotidiano simbolo dell’opposizione frontale alla «legge-bavaglio».

Giannini, quali sono le ragioni di questo sciopero?

Siamo contro una legge del governo che consideriamo non solo illiberale, ma liberticida, perché attraverso di essa si vuol fare in modo che sia il potere politico a stabilire cos’è giusto che i cittadini elettori vengano a sapere, attraverso i giornali, di ciò che si muove in termini giudiziari intorno al potere e alla cosiddetta «casta».

Che cosa contiene il ddl intercettazioni che proprio non va bene?

Sono due gli elementi di preoccupazione. Il primo riguarda la legalità: il ddl pone gravi limiti alla capacità investigativa dell’autorità giudiziaria, con restrizioni all’uso di uno strumento che i magistrati, non solo quelli dell’Anm ma tutti quelli che lavorano sul campo, considerano uno strumento essenziale di contrasto alla criminalità organizzata. Il secondo attiene al nostro ruolo di giornalisti: il provvedimento è un vulnus per il diritto dei cittadini di essere informati e per quello dei giornali di riportare gli atti giudiziari fino a che non inizia il processo. Sono queste le due ragioni di fondo per le quali lo sciopero non solo è giusto, ma doveroso.

«Il diritto di dare le notizie - obietta Vittorio Feltri - si difende non dandole»? Perché avete deciso di auto-inbavagliarvi?

La ragione è molto semplice: fare in modo che di questa protesta si occupino i telegiornali. L’unico modo per far arrivare ai cittadini un forte segnale di allarme, è stato quello di tacere per un giorno, in modo che con questa decisione anche i telegiornali siano stati costretti ad informare i cittadini che qualcosa di grave sta succedendo sulle loro teste, ai danni della nostra democrazia.

Facciamo un passo indietro. La privacy del cittadino non è minacciata oggi dal potere della stampa di rivelare conversazioni personali prima della celebrazione del processo?

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COMMENTI
12/07/2010 - W il benaltrismo di Sansonetti ! (Roberto Bera)

Perchè è veramente "ben altro" quello che mi interessa! Es. lo spostamento in avanti delle pensioni (alla generazione che ha pagato di più nella storia e nel mondo in fatto di contributi previdenziali) senza cambiare mentalità delle aziende nei confronti degli "over50" che conseguenze ha? Perchè i giornali non ne parlano? Ritengo che la battaglia contro la legge bavaglio e il quasi-silenzio sul "benaltro" sia sintomo che ormai la lotta sia tra "fazioni" che solo nominalmente si richiamano a "destra" "sinistra" (soprattutto la sinistra è solo simbolica!). Il "popolo" è visto solo come "clientes" e non come legittimo portatore di interessi da interpretare e realizzare in ottica non corporativa, ma per il bene comune. Congratulazioni a Sansonetti.

 
09/07/2010 - a chi? (CARLO ANTONIO CROCICCHIA)

Trovo aberrante che si discuta ancora se le intercettazioni debbano essere o no pubblicate. In primis è secondo me però aberrante che in questo ci sia una così forte "sorveglianza" dei cittadini. Sarò esagerato, ma mi pare di poter dire che il rischio che tutti possano essere ascoltati, nelle loro faccende (lecite) più private, sia atroce in un Paese civile. Così come, seppur conosco la curiosità morbosa di molti italiani, che la stampa debba ricevere (perchè poi dai tribunali escano impunemente non l'ho ancora capito)e pubblicare le intercettazioni non mi è chiaro. In definitiva ritengo utile che restino le intercettazioni a carico di coloro su cui si indaga per reati gravi. Ma mi pare indecente che si facciano intercettazioni a tappeto, alla ricerca di qualcuno che incidentalmente possa essere "beccato". E giornalisti, come le forze di polizia, dovrebbero rimettersi a fare il loro mestiere di indagine, invece di stare tutti fuori dalle cancellerie (i primi)e con la cuffia in testa (i secondi)!