BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

LA STORIA/ Il camionista innamorato salva la squillo. Ma non è l'unico caso...

prostitutaR375.jpg (Foto)

Da questi episodi si intravedono barlumi di speranza. Episodi, per fortuna, non del tutto isolati. Inutile nascondere, tuttavia, che la tratta delle schiave in Italia è un problema di enormi proporzioni. Abbiamo chiesto di parlarcene a Roberto Gerali, responsabile nazionale del settore prostituzione della Comunità Giovanni XXIII, l’associazione fondata da Don Benzi che da anni si occupa della cura dei più emarginati della società E di salvare le ragazze dalla strada. «Abbiamo 20 anni di esperienza, 20 gruppi di contatto e operiamo in quasi tutta Italia. Possiamo affermare, senza ombra di dubbio che quasi tutte le ragazze, salvo rarissimi casi, sono costrette alla prostituzione» Perché, allora, diversi dati attestano che la coercizione sia attorno al 10 per cento? Gerali, su questo, ha le idee molto chiare: «I vari sondaggi e le indagini, non fanno testo, non hanno fondamento. Lo abbiamo fatto presente tante volte anche al ministero degli Interni. Chiunque chieda ad una prostituta se eserciti liberamente, risponderà di sì. Sono costrette a dire che sono libere». In particolare, è sfruttata la totalità delle squillo straniere. «E in Italia, sono circa il 98 per cento».

 

“UCCIDERO’ I TUOI CARI” – I METODI DEL RACKET - I metodi con i quali sono forzate a vendersi, sono tra i più barbari immaginabili: «Minacce di morte, anzitutto». Ma non solo. Il racket della prostituzione è spietato. «Per lo più si tratta di mafia rumena, qualche albanese». E, in caso di rifiuto, «le minacce si estendono ai familiari, ai cari, alle sorelle, ai figli delle ragazze». La dinamica con la quale sono attratte in Italia, è più o meno sempre la medesima. «Induzione, false promesse, rapimenti». Impressionante il loro numero. «Oltre 100mila di sicuro. Di cui, anche un 35% di minorenni». Liberarle è sempre più difficile, le strategie del racket si affinano. «Ad esempio – dice Gerali – ora tendono a dare alle ragazze un tot, quanto basta a sopravvivere. Assieme alla paura, è un ottimo deterrente perché non si ribellino». Non solo. Dal gennaio 2007 la Romania è in Europa e il racket gioca su questo: «”E’ inutile chiamare la polizia”, dicono loro, “non possono neanche arrestarti, stai qui legalmente”».