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FRANCESCO COSSIGA/ Il mistero delle lettere sigillate: potrebbero squarciare il velo sugli enigmi più inquietanti?

Francesco Cossiga (Foto Imagoeconomica) Francesco Cossiga (Foto Imagoeconomica)

Cosa ci potrebbe essere dunque in quelle lettere? Una rilettura del tragico rapimento e assassinio di Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse? Il rimpianto per non avere fatto il possibile per salvargli la vita? O anche una riflessione sul perché e sul come Aldo Moro fu ucciso? O forse in quelle missive c’è ancora qualcosa su Gladio, la misteriosa organizzazione segreta operativa durante la guerra fredda, ma la cui esistenza si è scoperta solo nei primi anni '90?

 

«SONO IL FINTO MATTO» - Nel corso della sua vita Cossiga ha rilasciato numerose interviste, nel corso delle quali ha compiuto rivelazioni non trascurabili. Secondo alcuni, soprattutto negli ultimi tempi il Picconatore aveva la tendenza a spararle un po’ grosse. O forse, secondo altri, era l’unico che parlava con franchezza, dicendo le cose come stanno senza curarsi delle conseguenze. «Io non sono matto, faccio il matto. Io sono il finto matto che dice le cose come stanno», spiegò il presidente divenuto Picconatore nel 1990.

 

LA STRAGE DI BOLOGNA - Emblematica la sua ricostruzione della strage avvenuta alla stazione di Bologna. «La strage - disse rispondendo a un esponente dell’Olp - fu causata fortuitamente e non volontariamente da una o due valigie di esplosivo che attivisti della resistenza o del terrorismo palestinese trasportavano per compiere attentati fuori dall’Italia e non comunque a obiettivi italiani». In pratica, secondo Cossiga, esisteva un accordo tra governo italiano e palestinesi, per consentire a questi ultimi di transitare nel nostro Paese, in cambio della garanzia di risparmiarlo dagli attentati. Tranne che in quell’unico, tragico caso del 1980, avvenuto però per un fortuito incidente e non per un disegno eversivo della destra.

 

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