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COSSIGA/ L'ultima "grande confessione" di un amico

Ieri pomeriggio il Presidente emerito Francesco Cossiga si è spento al policlinico Gemelli di Roma. GIANLUIGI DA ROLD ne ricorda l'ironia, ma anche la saggezza nei momenti più drammatici della sua storia e di quella del Paese

cossiga_ppiano2R375.jpg (Foto)

Tutte le volte che ci incontravamo, cominciava a prendermi in giro con due  tormentoni. Cossiga mi guardava e diceva: "Nonostante tutto quello che scrivi e dici su questo Paese, sei un patriota". E pronunciava la parola con inflessione sarda, che diventava "patriotta", con una doppia "t". Il secondo tormentone era più intrigante e riguardava la mia intimità: «So benissimo che hai avuto una fidanzata, una dentista di Voghera». Restavo sconcertato, perché non capivo come lo avesse saputo.

Poi parlavamo di politica e di tutto quello che capitava. Il Presidente della Repubblica Emerito, Francesco Cossiga, non era solo persona intelligente, ma anche un uomo dotato di una cultura enciclopedica, che affascinava. Parlava con competenza di tutto e si appassionava. Aveva una curiosità intellettuale senza confini, quasi fanciullesca.

L'ultima telefonata risale a più di un anno e mezzo fa. Stava occupandosi di una sua grande passione, la teologia, e mi spiegava che "l'odio è un sentimento più forte dell'amore". Diceva: «Scusa, Da Rold, ma se Lucifero, spirito purissimo, si è ribellato a Dio, vuol dire che l'odio è più forte».

Poi la telefonata cambiò tono e sentii nella sua voce  malinconia e tristezza, venate sempre dall' ironia: «Sto constatando che non mi dai del tu, perché sai che devo morire». Io ribadivo che era la sua carica istituzionale  a mettermi soggezione e a non permettermi questa confidenza. Allora lui cambiò ancora tono e si abbandonò ai ricordi: al nonno più  amato "cavallottiano e massone", alla sua terra e alla sua natura barbaricina.

Fu l'ultimo colloquio. Non si fece più sentire e questo mi mise in ansia per il suo stato di salute.
La nostra conoscenza, e posso dire anche amicizia, risale a molto tempo fa. Ma si cementò negli anni di Tangentopoli. Mi lasciò un'intervista, quando ero inviato del Corriere della Sera, che diventò abbastanza famosa "La grande confessione", quella che avrebbe dovuto fare tutta la classe politica italiana. 




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