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Cronaca

COSSIGA/ L'ultima "grande confessione" di un amico

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Vide intrighi, vigliaccherie e banali gelosie. Più tardi, negli anni del Quirinale, passò alcune notti confidando probabilmente quelle cose a due grandi amici: Pippo Marra e Bettino Craxi. La sofferenza fisica di Cossiga, sempre unita a una grande lucidità politica, la si vide anche nei suoi due governi. Poi nel 1985 l'elezione plebiscitaria a Presidente della Repubblica. Seguirono cinque anni di assoluta discrezione al Quirinale.

È nel 1990 che compare, apparentemente, un altro Cossiga. Quando cade il Muro di Berlino e implode il comunismo, quando i comunisti italiani sono allo sbando e stanno cambiando nome, quando esplode Tangentopoli e si mette sotto accusa tutta la vecchia classe politica italiana, Francesco Cossiga diventa il "picconatore".

In alcuni ambienti craxiani, c'è chi sostiene che Cossiga non fu lineare e pasticciò un pò con il "manipulitismo". Ma Craxi lo difese  e lo considerò sempre un amico. Il fatto è che i comunisti, sulla strada di diventare post-comunisti, mettono Cossiga nel mirino e lo attaccano per "Stay behind", la famosa "Gladio", una forma di deterrenza organizzata nell'ambito della Nato. A un certo punto, il segretario Achille Occhetto ne chiede addirittura l'empeachement.

Qui Cossiga rivela tutta la sua capacità di resistenza, diventa un'implacabile accusatore, dice di tutto e di più con il suo stile ironico, dissacrante, aggressivo e in certi casi quasi goliardico. Ma mai banale nelle sue famose esternazioni.

Le "picconate" partono dalle rivelazioni sulla strage di Bologna. «Un incidente non voluto di qualche corriere palestinese», afferma Cossiga, che così smentisce la tesi della "strage fascista" e rivela il "grande accordo" siglato sin dagli anni Settanta tra Italia e palestinesi.