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Cronaca

COSSIGA/ L'ultima "grande confessione" di un amico

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Quando i comunisti lo incalzano su "Gladio", Cossiga chiama una sera Massimo D'Alema al Quirinale nell'ottobre del 1991. A rivelarlo è Valerio Riva nel suo libro "Oro da Mosca". Cossiga dice: «Abbiamo saputo da ufficiali del KGB fedeli a Eltsin che voi siete coinvolti nell'esportazione clandestina di valuta». D'Alema trasale e poi risponde con imbarazzo.

Il "picconatore" è incalzante e alla fine verrà assolto da ogni addebito in merito alla montatura su "Gladio", non risparmiando qualche frecciata anche alla magistratura, come quando minacciò, in una precisa occasione, di mandare i carabinieri nella sede del Consiglio Superiore della Magistratura, o come quando ironizzò sui rapporti tra la procura di Milano e la redazione del Corriere della Sera: «Il gatto del portinaio del Palazzo di Giustizia è innamorato e si confida con la gatta del portinaio di via Solferino. Per questo il Corriere fa gli scoop sugli avvisi di garanzia».

Anche negli anni della cosiddetta "Seconda Repubblica" Cossiga è un protagonista come senatore a vita. Crea l'Udr, appoggia il governo D'Alema, che favorisce la partecipazione dell'Italia alle operazioni in Serbia e poi interviene su tante questioni, anche di natura finanziaria, sempre con il suo linguaggio dissacrante.

Mancherà l'ironia e l'intelligenza di Cossiga a questa Italia scombicchierata. Confesso che un miscredente come me, in queste sere, ha recitato sempre un'Ave Maria per il presidente in sala rianimazione.

Del resto sarà difficile dimenticarlo. Lo ricordo a un Meeting con la maglietta di Comunione e Liberazione. Lo ricordo in una fotografia, a casa di Craxi, a Hammamet. Bettino è stato appena operato e sa benissimo che deve presto  morire. Dice: «Francesco, lo sai vero che non ci rivedremo più?». Cossiga lo abbraccia quasi con tenerezza, sfidando il conformismo italiano  giustizialista, che in quegli anni era irritante.

Bentornato al Padre, Presidente.

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