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IL CASO/ La grande illusione che rende i genitori nemici dei figli

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Il risultato sarebbe confermato da Robin Simon, un sociologo della Wake Forest University: secondo le sue ricerche, chi ha figli è mediamente più depresso di chi non ha figli, indipendentemente dal numero di figli e dalla propria condizione coniugale.

 

L’effetto dei figli sulla vita di coppia sarebbe negativo per molteplici ragioni: i figli tolgono tutto il romanticismo dalla relazione e lo sostituiscono con uno scialbo realismo, sono argomento principale di disaccordo, stressano e stancano, consumano il tempo e l’energia prima rivolte allo svago e al divertimento, non permettono alla coppia di passare abbastanza tempo da soli, privano di una vita precedentemente libera e autonoma, ecc.

 

Un ulteriore studio è quello degli psicologi W. Keith Campbell e Jean Twenge che nel 2003 hanno condotto un’analisi che riassumeva i dati provenienti da 97 ricerche diverse (risalenti fino agli anni ‘70) sul tema della soddisfazione nel rapporto genitori-figli. Il risultato più importante cui sono giunti è che l’insoddisfazione dei genitori cresce proporzionalmente al loro reddito; cosa che potrebbe sembrare contro-intuitiva, dato che famiglie più abbienti possono permettersi più aiuto nella cura dei propri figli e della casa.

 

L’ ipotesi formulata da questi psicologi è che le coppie con reddito più alto tendono ad avere figli più tardi e ciò accresce la sensazione di perdita di libertà, benessere e autonomia (quando invece le coppie che hanno figli in giovane età in un certo senso non sanno quello che si perdono).

 

Si pensa in pratica prima a divertirsi, a viaggiare, a farsi una carriera, a risparmiare dei soldi e solo una volta che si è conquistato tutto questo si pianifica quando, come e quanti figli fare. Ecco quindi che “i figli finiscono per essere visti come un premio per tutto il duro lavoro svolto in preparazione” dice Ada Calhoun, autrice del libro “Instinctive Parenting” (letteralmente essere genitori in modo istintivo) e fondatrice di Babble (un sito web dedicato alle problematiche dell’essere genitori), “tranne poi accorgersi che il premio consiste in una sfacchinata lunga diciannove anni”.

 

Non solo, ma come spiega Alex Barzvi, un professore di psichiatria infantile alla New York University Medical School, “coppie con un reddito più alto e livello d’istruzione superiore, occupati in carriere da professionisti, uomini e donne di affari, tendono a usare lo stesso approccio alla famiglia e gestirla come il lavoro”. Insomma essere genitori è spesso visto come un altro lavoro. “I figli”, conclude Barzvi, “un tempo considerati i lavoratori dipendenti di una famiglia, oggi ne sono divenuti i capi”. 

 

Vi è dunque la tendenza fra i genitori moderni americani a considerare i bambini come progetti da perfezionare in modo specialistico: bisogna insegnargli almeno due lingue, iscriverli a tutti i tipi di classi, fargli frequentare le scuole migliori, rispondere alle loro domande con altre domande per stimolare la loro curiosità, ecc. I riferimenti cui guardare per sapere “come fare” sono infiniti: libri, riviste, siti web, blog, forum on-line, canali televisivi dedicati alla materia.

 

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COMMENTI
18/08/2010 - E' tutto nel rapporto (Michael Montresoro)

Avere figli puo' generare inizialmente infelicita' perche' complica il rapporto con il proprio partner e introduce altri nuovi rapporti con i propri figli. L'infelicita' non deriva dal rapporto in se' ma dal fatto che tutto e' piu' complicato, intenso e quindi stressante. Avere figli costringe in un certo senso a diventare piu' grandi e capisco come questo processo possa non essere piacevole, almeno in fieri. Approfondire il rapporto pero' e crearne di nuovi (che sia avendo figli, oppure semplicemente facendo altre esperienze) e' il sale della vita, l'arricchisce, la rinnova di continuo e genera conoscenza. Grazie per aver introdotto questo argomento cosi' interessante.

 
18/08/2010 - SINGLE (Stefano Conti)

Non sono sposato, non ho figli, non so ancora qule sarà il mio futuro prossimo, ma so che ciò che mi interessa è la mia felicità...se poi questo processo di ricerca genererà dei figli, allora starò attento a come questi "misteri" contribuiranno alla mia felicità. Grazie per la provocazione.