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Cronaca

IL CASO/ La grande illusione che rende i genitori nemici dei figli

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Esiste uno standard, un modo giusto e un modo sbagliato, per tutto ciò che riguarda i figli. E questo confronto costante con un modello o una teoria astratta a generare l’impressione di sbagliare, l’ansia e il senso di colpa. Come dice una donna che ha partecipato ai gruppi di sostegno di Barzvi “soprattutto all’inizio, quando ascolti la mamma del bebè che di notte dorme tredici ore di fila, è facile concludere che sul dormire hai sbagliato tutto”.

 

Spiega Judith Warner, autore di “Perfect Madness: Motherhood in the Age of Anxiety” (Pazzia perfetta: essere madri nell’età dell’ansia), come parte del problema sia socio-economico: gli Stati Uniti sono un paese in cui non esiste un sistema di welfare a sostegno della famiglia, in cui il periodo di maternità garantito per legge è molto breve, in cui non esistono asili pubblici, in cui le famiglie devono anche preoccuparsi di pagare l’assistenza sanitaria privata. In tale contesto, l’ansia cresce: “ma invece che concentrarsi a cercare di migliorare queste condizioni a livello politico”, fa notare Warner, “si concentrano tutte le energie sul diventare genitori perfetti”.

 

Richiudo il giornale e inorridisco: a pochi giorni dalla nascita del mio terzo figlio, mi aspetta una vita più infelice e un rapporto coniugale a rischio d’insoddisfazione? Eppure non posso fare a meno di notare come la questione sia in fondo mal posta.

 

La conclusione realmente rilevante che traggo da tutti questi studi è che l’insoddisfazione dell’essere genitori nasce dal presupposto che avere dei figli dovrebbe di per sé rendere felici. Ma ciò non è per nulla scontato. Non esiste un’altra persona, a ben vedere nemmeno il proprio partner, a cui poter indirizzare la propria domanda di felicità, senza che questo comporti lavoro, fatica, pazienza e qualche volta anche noia, stress e frustrazione.

 

C’è questo presupposto ambiguo all’origine dell’approccio ansioso, un po’ nevrotico, alla questione dei figli. Un presupposto che in verità mi pare del tutto simile all’approccio con cui la famiglia americana moderna affronta tutta la propria vita. Si tende a trasferire la propria aspettativa di felicità su un oggetto visto come garanzia di futura soddisfazione: cambiare lavoro, sposarsi, comprare la casa più grande, accumulare un certo ammontare di soldi.

 

La vita rischia così di essere un susseguirsi di traguardi il cui raggiungimento dovrebbe regalarci la felicità, ma che invece si rivelano immancabilmente insoddisfacenti. La realtà non è che questi oggetti siano di per sé negativi (come non è vero che di per sé i figli rendono infelici), ma piuttosto che essi rappresentano un’astrazione, qualcosa che non esiste e al cui confronto la realtà esce sempre sconfitta.

 

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COMMENTI
18/08/2010 - E' tutto nel rapporto (Michael Montresoro)

Avere figli puo' generare inizialmente infelicita' perche' complica il rapporto con il proprio partner e introduce altri nuovi rapporti con i propri figli. L'infelicita' non deriva dal rapporto in se' ma dal fatto che tutto e' piu' complicato, intenso e quindi stressante. Avere figli costringe in un certo senso a diventare piu' grandi e capisco come questo processo possa non essere piacevole, almeno in fieri. Approfondire il rapporto pero' e crearne di nuovi (che sia avendo figli, oppure semplicemente facendo altre esperienze) e' il sale della vita, l'arricchisce, la rinnova di continuo e genera conoscenza. Grazie per aver introdotto questo argomento cosi' interessante.

 
18/08/2010 - SINGLE (Stefano Conti)

Non sono sposato, non ho figli, non so ancora qule sarà il mio futuro prossimo, ma so che ciò che mi interessa è la mia felicità...se poi questo processo di ricerca genererà dei figli, allora starò attento a come questi "misteri" contribuiranno alla mia felicità. Grazie per la provocazione.