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IL CASO/ La grande illusione che rende i genitori nemici dei figli

Pubblicazione:mercoledì 18 agosto 2010

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Allo stesso modo, quella che viene proposta oggi dalla maggior parte dei media americani è un’idea di felicità astratta, decisa a tavolino; è un miraggio funzionale a un sistema consumistico, che ha poco a che vedere con la realtà. Ne deriva non una contentezza goduta nel momento, ma un godimento retrospettivo e quindi melanconico della propria vita. Succede cioè che ci si accorge solo a posteriori di quanto si era felici in un tempo passato.

 

E infatti il New York Magazine cita in conclusione anche uno studio, apparentemente in contraddizione con le ricerche descritte in precedenza, condotto sette anni fa dai sociologi Kei Nomagushi e Melissa A. Milkie che seguirono coppie sposate per un periodo dai cinque ai sette anni, alcune delle quali avevano figli e altre no. Il risultato a cui giunsero è che le coppie che avevano avuto figli risultavano essere meno depresse nel lungo periodo.

 

In un altro studio Robin Simon scoprì che i genitori di figli che avevano già lasciato casa descrivevano l’esperienza passata con i propri figli con termini come gratificazione, nostalgia, diletto. Simon dimostrò inoltre che chi non ha figli diventa poi depresso più tardi nella vita, pentendosi di non aver fatto figli, perché i figli darebbero uno scopo, un senso di gratificazione. A posteriori.

 

C’è una domanda interessante che a un certo punto pone Jennifer Senior, autrice dell’articolo, e cioè che forse tutta la risposta a questa questione sta nel come uno definisce concetti come soddisfazione o felicità e se queste siano più riconducibili a un’esperienza o a un modo di pensare. E perché non a entrambi? La convinzione di poter controllare e programmare tutto nella vita ha poi molto a che fare con la difficoltà di godere della realtà così come ci è data nel presente.

 

Nei giorni scorsi ho scoperto che l’articolo del New York Magazine ha suscitato un gran clamore online, con migliaia di genitori che hanno partecipato a questo dibattito (chi dichiarandosi totalmente depresso e chi felicissimo). Ho pensato all’esperienza con i miei tre figli. Anche se non posso esattamente dire che mi hanno reso una persona più felice, certamente mi hanno regalato una possibilità unica e inaspettata di soddisfazione. Se non altro, hanno reso la mia vita più interessante rendendomi capace di lasciare andare il controllo, dimenticare le mie aspettative e rimanere aperta alla sorpresa. A parte questo, rimangono per me un gran mistero.

 

Dalla mia esperienza deduco che forse essere felici come genitori ha molto a che vedere con la capacità di accettare la diversità e la libertà dei propri figli. Al contrario l’ansia e la frustrazione derivano dal tentativo, comune ma pur sempre disperato perché impossibile, di controllare ciò che è di per sé incontrollabile e imprevedibile (che sia la propria vita o un’altra persona).



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COMMENTI
18/08/2010 - E' tutto nel rapporto (Michael Montresoro)

Avere figli puo' generare inizialmente infelicita' perche' complica il rapporto con il proprio partner e introduce altri nuovi rapporti con i propri figli. L'infelicita' non deriva dal rapporto in se' ma dal fatto che tutto e' piu' complicato, intenso e quindi stressante. Avere figli costringe in un certo senso a diventare piu' grandi e capisco come questo processo possa non essere piacevole, almeno in fieri. Approfondire il rapporto pero' e crearne di nuovi (che sia avendo figli, oppure semplicemente facendo altre esperienze) e' il sale della vita, l'arricchisce, la rinnova di continuo e genera conoscenza. Grazie per aver introdotto questo argomento cosi' interessante.

 
18/08/2010 - SINGLE (Stefano Conti)

Non sono sposato, non ho figli, non so ancora qule sarà il mio futuro prossimo, ma so che ciò che mi interessa è la mia felicità...se poi questo processo di ricerca genererà dei figli, allora starò attento a come questi "misteri" contribuiranno alla mia felicità. Grazie per la provocazione.