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MEETING/ 2. Vittadini: «Basta demiurghi e risse, lo statista non è un divo»

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La stessa Unità d’Italia, alla vigilia del 150esimo anniversario, per Vittadini «sta in piedi solo se valorizziamo lo Stivale, funzioni e vocazioni diverse. Ad esempio Gioia Tauro è un asset potenzialmente straordinario. Peccato manchi il retro porto. Prima del ponte di Messina, farei la ferrovia per Gioia Tauro. Ma se Roma resta il cuore di ogni erogazione, non ci siamo». Questo dev’essere il federalismo: «Non solo contenimento dei costi, ma cultura delle diversità. Invece su questi temi decisivi c’è una latitanza spaventosa. La politica oggi è solo leadership carismatica, e non è nemmeno vero che questo aumenti le capacità decisionali. Lo statista non è un divo ma un primus inter pares e il Parlamento dovrebbe essere un contrappeso, invece è umiliato. Né è credibile che uno entri in politica perché ti coopta il capo».


In questo senso per Vittadini il cortocircuito attuale è un esito del ’92, l’anno della cesura di Tangentopoli, quando si butta il bambino con l’acqua sporca. «L’economia, il tessuto vivo dell’associazionismo, finora è riuscito a rigenerarsi indipendentemente dal potere. Ma fino a quando può reggere?». Anche sul Verdinigate, le escort, la casa a Montecarlo di Gianfranco Fini e tutto quest’anno orribile sbirciato dal buco della serratura del Palazzo, è tranchant: «La morale è sempre figlia dell’ideale», si scalda Vittadini.


«Chi ruba lo fa perché non ha il desiderio di un ideale. Se salto questo passaggio, come ha fatto Famiglia cristiana di recente, non si capisce nulla e si diventa parte del problema. Il moralismo infatti ha il difetto tremendo di non offrire mai le condizioni positive per uscire dal degrado. Il “non devi” non basta, devi avere il desiderio di fare il bene comune perché è più bello». E qui torniamo al titolo del meeting di quest’anno. «La moglie di Cesare è onesta perché ama Cesare e quindi non lo tradisce…».

 

(Marco Alfieri)

 

Intervista pubblicata su La Stampa di oggi
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COMMENTI
22/08/2010 - il rischio educativo (giorgio cordiero)

Tanto caro al "Gius", come tutti noi affettuosamente lo chiamavamo, come il 24 febbraio del 2005, inginocchiato nella neve in piazza del Duomo...c'ero anche io e mi sentivo uno con un mlione di persone e con Gesù Cristo. Vittadini riprende bene questo cammino, l'unico percorrbile e lo cala nel mondo di "mammona", cosa ardua e lodevole. L'educazione è alla base della vita delll'uomo, del suo desiderio di totalità e della sua richiesta di eternità, del suo tendere e del suo arrendersi davanti al Mistero, neppure lontanamente sfiorato. Grazie per l'incontro e grazie per il "centuplo" che vivo ogni giorno. La politica rissosa ed inconcludente, le leggi ad personam...ecc. Insomma oggi inizia il meeting "meno politica e più economia". Grazie amici.

 
21/08/2010 - Basta divi (Diego Perna)

Il mio non vuole essere un commento a quanto dice Vittadini, persona che apprezzo e stimo. Vorrei soltanto, ma forse nello spirito dell'articolo è sottinteso, evidenziare, per l'esperienza personale che vivo, perché guardare dal buco della serratura, si fa con più frequenza in questo momento. Non è solo una questione di strumenti di lotta politica che sono deleteri oltre che sporchi, ma una risposta presunta, di alcuni giornalisti, al disagio economico che tanti viviamo in Italia ( la crisi è mondiale, è vero, ma la gente guarda vicino a se), e così forse , si crede che trovando magagne e furfanterie, che sempre comunque ci sono state, si possa al più presto cambiare qualcosa, non licenziare precari, mettere in cassa integrazione, chiudere bottega ecc. I fenomeni economico e politico sono fortemente legati, oggi più di ieri, quando bene o male , pur conoscendo delle ruberie e privilegi, molti non ci facevano caso emolti tutt’oggi fanno così. E forse è ed era peggio. La strada indicata da Vittadini è l'unica realmente efficace, non ce ne sono altre, ma sono più i politici che i cittadini a doverlo capire, e sicuramente a questi è rivolto il messaggio, noi non abbiamo la forza necessaria per cambiare le cose, quanto meno subito, al più presto, perché tempo non ne rimane molto, la crisi è dura e prosegue. Andrò al Meeting a respirare realismo e un pò di ottimismo, non quello di cui ho sentito -sbraitare- tutto l'anno. Cordiali saluti