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MEETING/ Carceri a "bassa sicurezza" per combattere il sovraffollamento

Carcere_Luce_SbarreR375.jpg (Foto)



Esemplificativi, in tal senso, sono gli istituti delle cd “Diversion” e “Probation” che, specialmente in Inghilterra, ma anche in altri stati come gli USA e il Canada, indicano, in modo descrittivo, la raccolta di strategie punitive poste al di fuori dei confini tradizionali e formali del procedimento penale e del carcere.

Certo, nei paesi anglosassoni, la scelta di strategie risolutive dei conflitti sociali, diverse dal processo ordinario, sono, come detto, più improntate a scopi pragmatici che educativi, ma non si vede perché, mantenendo una preoccupazione rieducativa, non si debba optare per soluzioni meno costose per la collettività e più efficaci in termini di recupero effettivo.

In Italia, a dire il vero, già esistono istituti affini a quelli sopraindicati, come l’affidamento in prova ai servizi sociali (sia ordinario che terapeutico) e in genere le misure alternative al carcere, la messa alla prova per i minori, i lavori socialmente utili, la mediazione penale. Si tratta di istituti relativamente recenti, poco conosciuti dalla collettività e che andrebbero invece rafforzati e sostenuti con interventi anche del privato sociale allo scopo di attuarne pienamente la finalità rieducativa impedendo, così, che si riducano a meri meccanismi assistenziali o pseudo-contrattuali.

Tra il carcere, così come attualmente esistente, e le misure alternative potrebbero poi essere realizzati “carceri leggeri”, strutture detentive a “bassa sicurezza”, recuperando caserme o edifici pubblici dismessi, per soggetti non particolarmente pericolosi, gestite con accordi tra il settore pubblico e il privato sociale, senza presenza di personale di polizia penitenziaria all’interno, con la permanenza, per contro, di controlli solo al di fuori della cinta muraria, come nel sistema cd. “modulare” spagnolo.

Lo squilibrio, determinato dal sovraffollamento, può ancora trovare un più adeguato approccio risolutivo anche con il ricorso (come peraltro già avviene in Inghilterra) a forme di “partenariato pubblico-privato” - si pensi all’istituto del “project finance” - così come disciplinato dal D.Lvo 163/06 (e successive modifiche ed integrazioni).


 

 

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