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MEETING/ Può la "giustizia" degli uomini imitare quella di Dio?

giustizia_semaforoR375.jpg (Foto)

 

Un atteggiamento di maggiore umiltà e modestia si rinviene invece per quanto riguarda i reati cd. formali, cioè di creazione legislativa, i quali cioè offendono beni o interessi considerati estranei al diritto naturale, rispetto ai quali il susseguirsi ed il moltiplicarsi di norme che escludono la punibilità, che depenalizzano, che diminuiscono o aumentano le pene, ecc., è così frequente da denunciare all’evidenza che la repressione di certi comportamenti è legata solo a contingenti valutazioni di politica criminale (si pensi alla guida senza patente che era reato, poi è stato depenalizzato, e che oggi di nuovo costituisce reato; alla guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico dallo 0,5 a 0,8 mg. per litro, che ieri era reato e da qualche giorno - salvo che per i neopatentati - non lo è più, ecc.).

 

Ma, tornando al discorso della giustizia penale che reprime i cosiddetti delitti naturali, rispetto ai quali sembra evidente che l'uso del termine giustizia sia più che corretto dato che, in buona sostanza, si tratta di comportamenti contrari ai comandamenti fondamentali (non uccidere, non rubare e non dire falsa testimonianza), siamo poi così sicuri che sia corretto usare il termine di giustizia e non invece, anche in questo caso, quello di legalità?

Per esserne sicuri i credenti dovrebbero ad esempio provare che il concetto umano di giustizia, almeno in relazione a questi reati, coincide con il concetto divino di giustizia. E qui viene il bello, perché gli attributi della giustizia umana sembrano del tutto diversi da quelli della giustizia divina.

 

A guardare bene il primo attributo della giustizia umana è infatti quello di essere retributiva, cioè di prevedere risposte sfavorevoli a carico di chi trasgredisce la legge. Esiste cioè una simmetria, un sinallagma, un rapporto di scambio sfavorevole, tra il comportamento illecito del soggetto e la conseguenza che la legge ne trae.

La giustizia umana si considera paga e ritiene di avere raggiunto il proprio scopo quando dopo la commissione dell’illecito realizza la retribuzione, infligge il castigo, nel contempo tranquillizzando la comunità (ho assicurato alla giustizia un delinquente catalogato tra i cento più pericolosi, ecc.).

 

Assai più arduo è parlare di come Dio intenda la giustizia.  Colpisce anzitutto, leggendo i sacri testi, il racconto degli interventi punitivi di Dio nei confronti dell'uomo o dei popoli che si discostano dalla sua volontà.

L’immagine di un Dio spietato e vendicativo, facile all’ira e pronto a reagire all’ingiustizia, quale può trarsi dalla lettura di alcuni brani del Vecchio Testamento, è anzi quella su cui molti atei fanno leva per contestare i credenti.

 

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COMMENTI
22/08/2010 - Ringraziamenti (Michele Donnanno)

Bellissimo. Grazie.